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Spazi e tempi per sé: perché è così difficile concederseli?

 

Se discutessimo sull'utilità di ritagliarsi spazi e tempi privati, tutti per sé, probabilmente saremmo tutti d’accordo: fanno bene, e in molti casi sono anche necessari. Per ricaricare le pile alla fine di una giornata parecchio stancante o in un momento stressante della vita, ad esempio; ma anche nella vita di tutti i giorni, a prescindere dagli impegni o dagli sforzi cui si è sottoposti, per soddisfare bisogni, passioni, desideri, e sentirsi nutriti, pieni, appagati. 

Eppure, essere consapevoli dei benefici che si possono trarre da una pausa rigenerante, nella maggior parte dei casi non è abbastanza per darsi il permesso di concedersela. Al contrario, il solo pensiero di fermarsi o ritagliarsi un momento di solitudine, può scatenare paure, sensi di colpa, preoccupazioni, in preda a cui si sceglie di rimandare quell'occasione o rinunciarvi del tutto.

Oggi voglio raccontarti perché per tante persone - e chissà, probabilmente anche per te - può essere complicato concedersi un tempo più lento o più vuoto, e in particolare quali sono le paure che riscontro più frequentemente nei racconti dei miei pazienti. 

 

Paura di deludere gli altri (e se poi l’altro ci rimane male?).

Nelle storie che ascolto, mi accorgo di come la difficoltà di ritagliarsi spazi e tempi per sé sia spesso legata alla fatica di stabilire dei limiti alle richieste degli altri, e poi anche di rispettarli e farli rispettare. Nessuna obiezione, dunque, a concedersi una serata in solitudine a guardare un’intera stagione di una serie tv o una giornata di riposo dal lavoro, finché non arriva una richiesta esterna: gli amici che ti invitano ad uscire proprio quella sera in cui sei stanco e vuoi goderti un tempo solo tuo, il partner che vuole raccontarti la sua giornata nel dettaglio, le notifiche dello smartphone che ti segnalano una mail urgente del tuo cliente, la telefonata di un’amica che vuole condividere con te la sua ultima delusione amorosa. Dire no alle richieste altrui può essere difficile: spinti dalla paura di deludere l’altra persona, si rischia di dare spazio solo alle sue esigenze e desideri, mettendo da parte le proprie

Se la tua esperienza somiglia almeno un po’ a quella che ho appena descritto, ti invito a osservarla da un altro punto di vista: piuttosto che focalizzarti sulla delusione che l’altro potrebbe sperimentare se tu dicessi no, grazie, poni attenzione a cosa succederebbe a te, se qualcun altro rimanesse deluso in seguito al tuo no. Come ti sentiresti? E in che modo la delusione dell’altro condizionerebbe le tue scelte?

Molte persone si sentono responsabili del dispiacere che può sperimentare l’altra persona, e pur di non farsi carico di questa colpa, preferiscono dire sì anche a quelle richieste a cui avrebbero volentieri detto no. La verità è che credere di avere il potere di far sentire triste, arrabbiato, felice, qualcun altro, oltre ad essere potenzialmente dannoso per sé quando questa convinzione rappresenta una spinta a mettersi da parte per far posto a tutti gli altri, non è realistico, perché ognuno di noi è responsabile non solo dei propri comportamenti, ma anche di quel che sente, di ciò che vuole ascoltare e vedere, del modo in cui usa o non usa i propri strumenti e risorse – sei d’accordo? E oltre a tutto questo: come fai a sapere che l’altro rimarrà deluso se gli spiegherai che vuoi ritagliarti una serata in solitudine? Hai mai provato?

 

Paura dell’improduttività (e se poi non faccio abbastanza?).

Per molti, ritagliarsi tempi di riposo e spazi per stare invece di fare, corrisponde a vivere un tempo improduttivo, e, come tale, non consentito. Non essere impegnati a fare (lavorare, studiare, programmare) può risvegliare sensi di colpa e autocritiche feroci, motivo per cui si sceglie di essere molto produttivi anche a rischio di sentirsi costantemente sfiniti. Se quel che scrivo ti suona familiare, probabilmente ti senti vittima di un circuito colmo di fatica che tu stesso hai generato, quando già appesantito dalle tante cose da fare, ti sei fatto carico di nuove cose da fare e continui a fartene, sentendoti sempre più affaticato e, di fatto, ottenendo da te stesso livelli di produttività sempre più bassi.

La soluzione – fermarsi, stare, prendersi una pausa – sembra scontata quanto difficile da realizzare; nonostante tu ripeta a te stesso che il riposo è essenziale per essere produttivi, nonostante tu inserisca in agenda dei momenti di pausa e svago così non puoi dimenticartene, nonostante tu sia convinto dell’importanza di tutto questo, concederti una sosta dalla corsa rimane un miraggio. E probabilmente continuerà ad esserlo finché non avvierai una riflessione sulla tua esperienza, a partire da una domanda: da dove arriva il divieto di essere improduttivi? In fondo, che potrà succederti se ti concederai il diritto di esserlo, o di essere meno produttivo del solito – per una volta? 

Per tante persone è importante fare tanto e farlo bene perché questo è il modo grazie al quale hanno ricevuto riconoscimenti fin da piccini; di contro, non facendo abbastanza si corre il rischio di deludere le aspettative altrui, che nel tempo sono diventate anche le proprie. Può essere utile, allora, chiedersi se quelle aspettative di produttività eccellente siano effettivamente realistiche e praticabili – dato che, in quanto persone, abbiamo bisogno di riposarci tanto quanto di sentirci soddisfatti, e sarà difficile auto-realizzarci se ci sentiremo privi di energie per farlo, non credi?!

 

Se vuoi approfondire l’argomento e iniziare a concederti più tempi di riposo e in tua compagnia, puoi farlo in molti modi. Uno di questi è iscriverti a Vivere (con) lo stress, il corso che ho creato per chi vuole smettere di sentirsi sopraffatto dalle richieste esterne, dare più spazio ai propri bisogni e ritagliarsi momenti di leggerezza. 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.