Parliamo di VOLERSI BENE: per accettarsi, accogliersi, essere felici



Paura di non essere all'altezza: accettarla senza lasciarsene sopraffare

 

La sensazione di non essere all'altezza è una paura che ti accompagna da tempo, a prescindere dalle persone che incontri, e si presenta puntuale soprattutto nelle occasioni nuove e per te importanti: quando esci per la prima volta con qualcuno, quando devi sostenere un esame, quando prendi un nuovo lavoro. In pratica, quando devi confrontarti con qualcosa che ancora non conosci e con cui non ti sei mai misurato.

E a quel punto cosa fai? Inizi mettendo in dubbio che puoi farcela e finisci credendo che no, tanto non puoi.

Ricordati che quello che pensi di te ha un impatto sul tuo comportamento e quindi anche sulle tue scelte. Ecco perché, in preda a questa paura, ti ritrovi (quasi) sempre a seguire una di queste due strade: o eviti le situazioni delle quali non ti senti all'altezza, o provi ad affrontarle, ma continuando a credere di non esserlo. 

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Il bello di essere (troppo) sensibili

 

Mentre lavoro mi capita spesso di notare come le persone che raccontano il loro modo di essere, descrivano una loro risorsa come un limite. A volte, quel limite è vissuto come un vero e proprio problema, e in alcuni casi è talmente difficile conviverci da trasformarsi nel motivo che li spinge a rivolgersi a me e richiedere il mio aiuto a superarlo. 

Essere troppo sensibili è uno di questi casi. La sensibilità, percepita come eccessiva, viene vissuta come una sorta di prigione, che impedisce ai sensibili di mostrarsi onestamente agli altri e di agire liberi dal timore del giudizio esterno. 

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Quando è il futuro (e non il passato) a influenzare il tuo presente

 

Se sei convinto che tutte le spiacevoli esperienze che ti capitano nei tuoi oggi, siano colpa del tuo passato e del destino a cui sei stato condannato e che subisci tuo malgrado, questo post è per te. 

Lo scrivo per raccontarti di quella che viene chiamata profezia che si autoavvera e offrirti una chiave di lettura diversa - spero più utile - delle esperienze che vivi. 

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Impara a ricevere (quello che non osi concederti)

 

Quante volte ti sei sentito in imbarazzo quando qualcuno ti faceva un complimento, o incredulo dinanzi a un gesto gentile e amorevole nei tuoi confronti? E quante volte hai respinto una coccola, un abbraccio, un ti voglio bene autentico da qualcuno a cui ti senti tanto legato?

Se sei qui a leggere questo post, probabilmente la risposta è: tante – o di sicuro, più di quelle che secondo te avresti dovuto. 

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3 motivi per cui dovresti (ri)prendere fiato

 

Scrivo questo post per te che ti senti continuamente sotto pressione, impegnato a vivere la quotidianità correndo contro il tempo (che non basta mai!), fagocitato dalle tue stesse cose da fare (che sembrano essere infinite!). Fino a ritrovarti senza respiro.

A volte, il motivo di questa corsa sfiancante è l’ansia. Hai presente quel senso di tensione e pressione costante? Agisce sui tuoi pensieri (quando inizi a rimuginare e non riesci a smettere), sul tuo corpo (quando sei rigido, come compresso, e magari anche dolorante), su ciò che scegli di fare (quando fai una cosa dopo l’altra, o ti muovi e basta, senza portare a termine nulla). E infatti, l’ansia è scomoda, asfissiante, ingombrante. O per dirla come me l’ha raccontata una mia cliente prima di iniziare Ansia, non ti temo!: “se dovessi descrivere il mio rapporto con l’ansia, io sarei piccola e messa all’angolo e lei [l’ansia] enorme, a dominare tutto”.

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Come la solitudine può diventare una tua cara amica

 

Sì, lo so, può sembrare assurdo pensare alla solitudine come qualcosa di positivo – una amica addirittura. Proprio per te, poi, che fai di tutto pur di non fermarti, perché quelle rare volte che hai dovuto farlo (anche solo a causa di una banale influenza) ti sei sentito un topo in gabbia, invaso da un profondo stato di solitudine che si trascina dietro tristezza, agitazione e un doloroso senso di vuoto.

Insomma, se sei una di quelle persone che vive la solitudine come un grande problema da evitare, questo post è per te. Ho deciso di scriverlo il giorno che una mia cliente si è accorta di come la solitudine che aveva arginato con tutta se stessa per una intera vita, era diventata per lei una esperienza di bellezza e pace. Una vera e propria amica, che aiutava, regalava nutrimento e benessere, di cui potersi fidare, da cui poter tornare.

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Perché dovresti mostrarti così come sei

 

La gran parte delle persone che incontro grazie al mio lavoro fatica a mostrarsi al mondo come è realmente – anzi, molte di loro non ci riescono affatto. A volte, questo è il motivo principale per cui chiedono il mio aiuto, altre volte è una difficoltà che emerge strada facendo, mentre procediamo nel loro percorso di cambiamento.

L’esperienza, più della teoria, mi ha insegnato che le persone preferiscono indossare una maschera e nascondersi al mondo per paura che gli altri, scoprendo cosa c’è dietro quella maschera, rimangano delusi, giudichino negativamente ciò che vedono, se ne approfittino o se ne vadano via.

Insomma, la paura di restare soli è tanto forte da oscurare il desiderio di vivere appieno la propria vita, ascoltando e dando forma ai propri desideri.

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Quando la fine è un (nuovo) inizio

 

La fine dell’anno è quasi arrivata e oggi scrivo il mio ultimo post del 2016. A gennaio ho riaperto il blog parlando di gioia e augurandoti di sentirla, condividerla, darle spazio coltivandone un bel po’ ogni giorno - a proposito, come è andata?! -  e avevo voglia di chiudere l’anno tornando a parlarne, facendo una sorta di bilancio, se vogliamo, ma tutto focalizzato sulla gioia.

Non su quanta ce ne è stata però. Piuttosto, quanto è stata coltivata e in che modo, quanto spazio le è stato dato, cosa è stato fatto concretamente per darle vita. Perché se è vero che alcune gioie arrivano a sorpresa, la maggior parte invece siamo noi a procurarcele, non trovi?

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La gratitudine come strumento di felicità

 

Questo anno sta per concludersi e, come tutte le cose che finiscono nella vita, sono convinta sia importante salutarlo serenamente e con un sorriso bello e pacifico, lasciando andare la delusione e la rabbia per tutto ciò che non è andato come avresti voluto. Forse lo sai già: se le emozioni di gioia, appagamento e pace danno la carica e ti regalano energia, al contrario quelle spiacevoli e dolorose la trattengono e ti lasciano indebolito.

Il mio augurio per te è di arrivare alla fine di quest’anno con grande quantità di energia – o che sia perlomeno sufficiente per aprirti serenamente a tutto il nuovo che verrà e costruire o continuare a coltivare i tuoi progetti di felicità.

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Come il tuo bisogno di piacere sempre a tutti ti fa dimenticare di Te

 

Chi non ha mai desiderato di piacere agli altri, almeno una volta? Pensa a quando ti prepari per un colloquio di lavoro o un esame universitario, e vuoi fare una buona impressione a chi ti valuterà. O a quando esci con la persona che ti piace e con cui vorresti iniziare una relazione, e speri che anche lui o lei ti troverà interessante e attraente. Insomma, solo qualche esempio per dire: con molta probabilità, nessuno.

E in effetti, questo post non parla di desiderio, ma di bisogno - e c’è una bella differenza. Perché mentre il desiderio ci guida verso uno stato di benessere e libertà, facendo anche da spinta per individuare quel che ci serve per realizzarlo (e poi goderne), il bisogno ci catapulta immediatamente in uno stato di necessità, facendoci sentire prigionieri, pressati, obbligati.

Se il bisogno in questione, poi, è quello di piacere, e anche sempre e a tutti, la sensazione di costrizione e fatica aumenta considerevolmente.

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Sul valore che ti dai (e su quello che meriti davvero)

 

La scorsa settimana ho condiviso con te alcune mie riflessioni sul valore che do al mio lavoro e sul perché scelgo di farlo in un modo piuttosto che in un altro (per esempio rifiutando le richieste di consulenze di 5 minuti). Oggi, come promesso, torno a parlare di valore, ma stavolta del tuo – o meglio, di quello che riconosci a te stesso.

Incontro giornalmente - nel mio lavoro e nella mia vita privata – persone che, senza neanche accorgersene, tendono a sminuire non solo il proprio valore (leggi: le proprie capacità, il talento, il loro originalissimo modo di essere, le proprie risorse), ma anche ciò che fanno, sanno fare e potrebbero fare (se solo riconoscessero quanto valgono). Il risultato è che si sentono perennemente in dubbio quando devono fare una scelta (sarà quella giusta?) e stentano a credere veri e sinceri i complimenti e i riconoscimenti che ricevono dagli altri (complimenti?? What?!).

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3 cose da sapere se vuoi perdonarti

 

Ho riflettuto sulla facilità con cui molte persone riescano a perdonare gli altri e su quanta fatica, invece, quelle stesse persone impieghino per perdonare se stesse – e il più delle volte senza neppure riuscirci. Oggi voglio invitarti a riflettere e darti qualche spunto proprio su questo tema: il perdono che puoi concederti – e io dico che dovresti anche. Perché se è vero che l’autocritica è il tuo pane quotidiano, e trattarti in questo modo è cosa scontata e familiare per te, non è altrettanto vero che tu sei destinato a farlo in eterno!

Voglio raccontarti 3 cose che credo sia importante che tu tenga in considerazione se vuoi perdonarti, che altro non sono che 3 passi per iniziare a farlo e coltivare dentro di te questa buona e generosa pratica.

Attenzione, dunque: se vuoi continuare a darti addosso e criticarti in modo costante e spesso anche immotivato, questo post non è per te!

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2 modi in cui regali il tuo potere agli altri (e collezioni insoddisfazione)

 

Uno dei temi che incontro spesso nelle storie che ascolto, in studio o su skype, è il senso di impotenza. Quello che si vive quando ci si trova dinanzi a situazioni frustranti o spiacevoli, emozioni difficili da digerire, relazioni strette o dolorose, e non si riesce a uscirne. A volte la soluzione è lì davanti, eppure sembra irraggiungibile (è il caso di chi sa cosa potrebbe fare, ma qualcosa dentro di sé lo blocca dal farlo); altre volte, invece, si vive immersi nel proprio vissuto di impotenza e infelicità, convinti che non esistano alternative (insomma, è così: tocca rassegnarsi, amen!).

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Annaffiare i fiori, tagliare i rami secchi

 

Scrivo questo post, con cui riapro il mio blog dopo la (mia, sua e spero anche tua) pausa estiva, mentre mi godo un po’ della bellezza e della pace delle Dolomiti, nel bel mezzo delle mie vacanze (a proposito, la foto viene proprio da lì!).

A contatto con la natura, nel silenzio quasi surreale di questi luoghi, mi appare sempre più limpida una grande certezza (o meglio, due grandi certezze ma legate tra loro, perché secondo me, l’una senza l’altra perde forza ed efficacia) che voglio condividere con te, perché credo possa esserti utile, così come lo è stata per me.

Trovo l’immagine metaforica azzeccatissima per spiegare il concetto, e sono certa che se hai messo in moto anche solo un po’ del tuo intuito, hai già capito di cosa sto parlando!

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10 cose da fare per essere sicuramente...INfelice!

 

Come ho scritto qualche mese fa in una newsletter, ognuno ha la sua idea di felicità ed è difficile trovare una felicità uguale a un’altra. Del resto, non credo esistano delle linee guida che, se seguite, rendano tutti sicuramente felici.

A volte, ascoltando le storie di coloro che incontro, nel mio lavoro e anche nella mia vita fuori dal mio studio, mi accorgo di quanta fatica alcune persone facciano a vivere una vita infelice e anche come, pur essendo pienamente certe di voler essere finalmente felici, continuino a fare ogni giorno quelle cose che le tengono ben lontane dalla loro idea di felicità.

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Come il tuo bisogno di controllo controlla te (e la tua felicità)

 

Uno dei temi caldi che incontro spesso nelle storie che ascolto è il bisogno di controllare - sempre e comunque - tutto. Sto parlando della (presunta) necessità di fare tutto da soli, insieme alla difficoltà a delegare (e affidarsi) agli altri. Dell’illusione di poter controllare gli eventi e il corso delle cose, organizzando tutto nel minimo dettaglio, anche i possibili imprevisti (che però, per definizione, non possono essere previsti…). Della pretesa che gli altri si comportino come vuoi tu, secondo i tuoi desideri o le tue dettagliate indicazioni (sì, suona un po’ come “o si fa come dico io, o non se ne fa niente!”). Dell’idea che le emozioni – soprattutto quelle spiacevoli e dolorose - vadano necessariamente controllate, lasciate inespresse e non mostrate all’esterno e a volte neppure a se stessi.

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Sul perché dovresti concederti il tempo che ti serve


Questo post parla del tempo. Quello che ti sembra troppo lungo e che tu vorresti accorciare, perché per te è importante (o fondamentale) sbrigarsi.

Perché hai sempre tante cose da fare, e se non ti sbrighi non riesci a farle tutte. Perché devi realizzare subito il tuo desiderio, o anche più desideri contemporaneamente. Perché devi mandar via, e anche in fretta, emozioni spiacevoli come la tristezza, anche quando questa è “giustificata” da una separazione o una perdita. Perché devi fare velocemente la tua scelta, che sia il formato della pasta che mangerai oggi o la persona con cui passerai il resto della tua vita.

E, spesso, per tutti questi motivi insieme.

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(Tutto) il bello del presente

 

Ultimamente mi sono imbattuta in diverse storie che avevano in comune il desiderio di stare nella realtà presente, invece di vagare lontano o evitarla. Intendo dire di starci con tutte le scarpe, immerso e non distratto, in contatto con sé e con le proprie percezioni. Per quanto mi riguarda, poi, la parola esserci mi ha fatto compagnia per tutta la scorsa settimana, come ti raccontavo anche in un post su facebook.