Tutto parte da un bisogno

6 Gennaio 2024

In terapia, come nelle supervisioni cliniche, è dai bisogni che si origina tutto, e intorno a questi tutto gira.
Il motivo per cui i pazienti chiedono aiuto è che stanno male in qualche forma e misura, ma sotto quel dolore c’è un bisogno che scalpita ed è grazie a questo se quel paziente ha cercato il nostro contatto, ci ha scritto o chiamato, è venuto a vedere se in quello spazio con noi il suo bisogno può trovare un po’ di nutrimento.

Il più delle volte, ce lo dice chiaramente fin dalle prime battute mentre ci racconta di sé e delle sue ferite. E se riusciamo a entrare nelle sue parole rimanendo in contatto con noi, possiamo già farci una prima timida idea dell’aiuto che gli serve.
Ecco perché la prima domanda che mi faccio quando incontro un o una paziente è di cosa ha bisogno, la seconda poi è se sono io la psicoterapeuta in grado e disponibile a soddisfarlo.

Il peso di un bisogno d’amore denutrito (o mal nutrito)

Dietro il desiderio di cura si muove una giostra di bisogni che nella vita di quella persona sono rimasti a secco. Certo, ogni storia è diversa e non è possibile decretare a tavolino di quali bisogni ci sta chiedendo a suo modo di prenderci cura. Ma a rifletterci bene ce n’è uno che in qualche modo c’entra sempre: il bisogno di amore.

L’amore è uno dei motivi per cui la cura avviene attraverso una relazione, quella tra terapeuta e paziente. Esserci per quella persona, tenerla nella nostra mente, offrirle uno spazio in cui essere e sentirsi così com’è, senza maschere né condizioni, è il modo in cui noi psicologhe offriamo seduta dopo seduta l’esperienza di amore incondizionato che è mancata (a volte, non realmente assente ma di certo così percepita e filtrata, e dunque in qualche modo reale). E insieme a questa, restituiamo il diritto di riappropriarsi della propria essenza e farci un po’ quel che si vuole.

Quando uno spazio per i nostri bisogni diventa strumento di cura altrui

Come tutte le persone, anche le psicologhe hanno dei bisogni che reclamano attenzione, anche le psicologhe sono state o sono pazienti in un percorso di psicoterapia.

La terapia personale è ciò che consente a noi professioniste di evitare o ridurre il rischio di confondere i propri bisogni con quelli delle persone che ci chiedono aiuto, e rispondervi di conseguenza, ossia offrendo qualcosa che probabilmente a quella persona non serve, o non in quel momento.

Sono fermamente convinta che, perché qualsiasi cura funzioni, le conoscenze teoriche non bastino. Noi in quella cura ci dobbiamo entrare con tutta l’esperienza di noi stesse. Dobbiamo essere parte attiva di quella relazione terapeutica non soltanto con le parole e la presenza fisica, ma anche con il nostro mondo emotivo e la nostra presenza interna. Abbiamo da nutrire essenze denutrite, e se la nostra storia è povera di amore, allora vale la pena rimpolparla, e trasformare la cura di noi in uno degli strumenti più potenti del nostro mestiere.

Il mio spazio preferito in cui riflettere sulle infinite sfaccettature di questo appagante e insieme faticoso lavoro che è accompagnare i propri pazienti nei loro percorsi di cura è insieme, la mia newsletter riservata alle colleghe psicologhe che, come me, danno valore allo scambio genuino e nutriente tra professioniste e cercano spazi confortevoli in cui sentirsi meno sole.
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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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