Perché lo stress ci serve (finché non diventa troppo)

1 Dicembre 2023

Lo stress è un processo che noi persone conosciamo bene e ci riguarda tutte in qualche misura, a volte ci aiuta a muoverci verso ciò che desideriamo e altre volte, invece, si trasforma in un problema che poi apre la porta man mano a piccoli e grandi altri problemi: si tratta di un concetto assai controverso, generalmente vestito di una valenza negativa, con una funzione ben definita che tendiamo a dimenticare.

Nel linguaggio comune, la parola stress viene usata principalmente per descrivere le pressioni di varia natura cui noi persone siamo quotidianamente sottoposte, più frequentemente legate alla condizione lavorativa o alla fatica di conciliare lavoro, famiglia e tutto il resto.

Viene percepito come stressante, infatti, tutto ciò che ci smuove da una posizione statica, familiare e comoda: un nuovo lavoro, ad esempio, ma anche uno vecchio che inizia a stare stretto. Un imprevisto familiare, più o meno grave e gravoso, che irrompe rovinando tutti i piani; traslocare in una nuova casa o trasferirsi in una nuova città; le richieste pressanti di familiari, capi, clienti, amici.

In realtà, non sono gli stimoli in sé a essere più o meno stressanti, ma il modo in cui viviamo e interagiamo con quello specifico evento o situazione. La condizione di stress, infatti, è data dal risultato dell’interazione tra un determinato stimolo esterno e la reazione interna della singola persona.

Un processo naturale con una funzione

A prescindere da quale sia la natura dello stimolo stressogeno, si è soliti considerare lo stress come una condizione negativa. In realtà, come lo definì Hans Selye già nel 1936, lo stress è la risposta strategica e adattiva che il nostro organismo trova per fronteggiare le richieste della vita, siano queste esterne (provenienti cioè dai contesti relazionali di cui facciamo parte) o interne (che noi persone facciamo o imponiamo a noi stesse).

Pertanto, oltre ad essere un processo naturale (cioè naturalmente attivato dagli individui per sopravvivere) ha una funzione ben definita: ci aiuta ad affrontare le situazioni che ci preoccupano, che non conosciamo o che richiedono degli sforzi, fornendo un carico di energie extra, tale da consentire all’organismo di reagire.

L’accezione negativa comunemente attribuita allo stress non dipende tanto dall’evento che l’ha scatenato o dalla percezione che ne abbiamo, ma più dalla sua intensità, dalla durata e da quanto rende precari equilibri consolidati e ben noti.
In sostanza, il problema subentra quando le risorse fisiche o emotive che abbiamo messo in moto iniziano a scarseggiare, fino a esaurirsi. Quando, cioè, perdiamo di vista che il carico energetico che il nostro organismo sotto stress ci aveva concesso era solo in prestito, e per un tempo limitato.

Quando diventa troppo

Ci sono segnali che ci indicano che abbiamo già superato la soglia che viene definita di esaurimento. Ci si ritrova intrappolati in ritmi e stili di vita incalzanti e si sente tutta la fatica dello sforzo di starci dentro. A volte ci si sente oberati e carichi, e al contempo sfiniti e svogliati. I pensieri affollano la mente, il corpo fatica a fermarsi, le emozioni, quando trovano spazio, diventano anch’esse fonte di sopraffazione e stanchezza.

Per evitare che lo stress diventi troppo per noi può essere utile sapere che questo processo si articola in 3 fasi, di cui l’esaurimento è solo l’ultima, la più faticosa e spesso anche quella in cui il corpo e la mente si ammalano. Conoscere le fasi attraverso cui insorge e cresce lo stress, quindi, ci permette di individuare in quale momento ci troviamo e di valutare se e come intervenire, quando fermarci, quando e per quanto possiamo ancora procedere.

Per iniziare, lo stress si innesca con una sensazione di allarme, a cui segue un’attivazione con cui reagiamo allo stimolo che abbiamo percepito come minaccioso o preoccupante.
Succede quando, ad esempio, si accetta un lavoro extra e per portarlo avanti si sostengono ritmi serrati e si toglie tempo al sonno notturno. O quando un membro della famiglia si ammala e per assisterlo occorre riorganizzare tempi e attività, lavorare fino a tardi, saltare un pasto, rinunciare a ore di riposo.

Il momento successivo sarà quello della resistenza, in cui usiamo le risorse necessarie per continuare a fronteggiare la situazione problematica, divenuta ormai stressante. Nell’organismo si alza il livello di cortisolo (non a caso noto anche come ormone dello stress) che tiene pronti a (re)agire. In sostanza, lo stress favorisce un aumento di attività delle funzioni naturalmente stimolate, in alcuni casi tenendole costantemente attivate: è come se, per aiutarci nel momento di difficoltà, il nostro organismo ci concedesse un carico energetico che ci permette momentaneamente di essere più forti del solito.

Resistiamo, appunto, e quando perdiamo di vista che le nostre risorse di energia sono a tempo, quando le esauriamo e chiediamo al nostro organismo già sotto sforzo di reagire come se non lo fosse, allora lo stress cresce fino alla fase di esaurimento.

Quando succede, può essere difficile e insieme necessario fermarsi a riprendere fiato e fare chiarezza. D’altra parte, osservarci, ascoltarci e rispettarci strada facendo ci dà la possibilità di evitare di resistere a oltranza, e di farlo invece solo finché serve e soprattutto finché è realisticamente e umanamente fattibile per ognuno di noi.

Può sembrare complicato, può darsi non si sappia da che parte cominciare. Per questo ho creato uno spazio di consulenza in cui, con chi ne sente il bisogno e lo desidera, potremo occuparci di capire insieme cosa fare di diverso per ridurre lo stress che si sperimenta e prevenirlo in futuro.

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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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