Perché in terapia non si danno consigli

4 Dicembre 2018

Alcune terapie iniziano con l’aspettativa di poter ricevere consigli e opinioni su cosa sia meglio fare per risolvere i propri problemi, quali siano le scelte migliori per sé, quali le risposte giuste ai propri dubbi, indecisioni e domande.
In fondo, tra tante persone è diffusa l’idea secondo cui chi aiuta, lo fa offrendo indicazioni o si sostituisce all’altro facendo al posto suo; pratiche che, in realtà, non solo non sono di aiuto sempre e in qualsiasi contesto, ma possono sortire l’effetto opposto alle buone intenzioni di partenza, creando insoddisfazione, disagi e faticose dinamiche interpersonali.

Nella stanza di terapia la realtà ci mostra come ciò non accade, anzi: perché la terapia sia davvero utile per una persona è importante che ciò non accada. Che il o la terapeuta, cioè, non si sostituisca ai propri pazienti, scegliendo al posto loro. Al contrario, che si lavori insieme perché questi possano diventare la migliore guida di sé stessi.

C’è più di un buon motivo per cui in terapia si è soliti non dare consigli: ne parlo in questo articolo, tenendo conto di ciò che ho imparato nei miei studi, costruendo la mia metodologia di lavoro e non in ultimo facendo tesoro della mia esperienza clinica.

I criteri di scelta sono personali

I criteri in base ai quali facciamo le nostre scelte hanno radici nei valori in cui crediamo, nella visione che abbiamo del mondo e di noi stessi, ma anche nelle emozioni che proviamo, nei nostri bisogni, nei limiti di cui siamo consapevoli, nei desideri a cui vorremmo dar forma. Li costruiamo in un modo molto raffinato, man mano che procediamo nella nostra vita, facciamo esperienze, validiamo o meno le nostre idee.
Sono personali, dunque, perché anche se molte storie, visioni ed esperienze si somigliano, il modo in cui vengono vissute e fatte proprie è unico per ogni persona.

Inoltre, i criteri di scelta di ognuno possono cambiare nel tempo: possono affacciarsi bisogni diversi in epoche diverse della nostra vita, verificarsi eventi esterni che ci fanno mettere in discussione valori o credenze che pensavamo senza dubbio nostre, può cambiare il nostro modo di stare nella nostra vita. E ogni cambiamento dentro e intorno a noi può influire sui principi che guidano le nostre scelte.

In sostanza, ciò che va bene per qualcuno può non andar bene per qualcun altro, e tale differenza non presuppone che una scelta sia più giusta di un’altra, ma solo che una certa scelta possa essere più giusta per quella specifica persona in quel dato momento. E in quanto tale, rispettabile.

La capacità e il potere di decidere

Spesso, la difficoltà di sapere cosa fare in un dato momento, o di quale sia la scelta migliore per sé, ha origini nella storia delle persone che arrivano in terapia: ci sono quelle che non hanno avuto spazio e permesso di scegliere per sé, a volte ingarbugliate in faticose dinamiche familiari in cui qualcuno si sostituiva a loro, anche quando non era necessario. Alcune persone, poi, hanno fatto esperienza di ambienti ipercritici e svalutanti, in cui le scelte autonome potrebbero essere state mal giudicate e scoraggiate. O ambienti in cui si respirava l’aspettativa che per essere accettati e andare bene come persone fosse necessario adattarsi ai criteri e scelte altrui, o essere come gli altri.

In terapia, dare consigli su cosa fare, trovare risposte o prendere decisioni al posto di un paziente, equivarrebbe a sostituirsi a lui o lei, scegliendo non solo in base a criteri personali non coincidenti con quelli di chi, poi, quella scelta deve di fatto anche metterla in atto e gestirne le conseguenze; ma anche sminuendo la sua capacità e il suo potere di decidere, le sue risorse, i suoi bisogni, come gli piacerebbe stare. Replicando, in diversi casi, una già nota dinamica relazionale svalutante e poco rispettosa del suo essere la persona che è (o che vuole diventare).

La responsabilità di ogni persona

Talvolta, la fatica di capire come muoversi nella propria vita o in una determinata circostanza, che porta poi a cercare e chiedere suggerimenti su cosa sia meglio fare, ha che fare non tanto con la percezione di non essere in grado di decidere, ma piuttosto con la fatica di riconoscersi il potere di scegliere e assumersi la responsabilità di decisioni e relative conseguenze.

Alcune persone sanno cosa vogliono, ma hanno paura delle conseguenze che la loro decisione può comportare. Questo può spingerle a procrastinare, sentirsi bloccate e senza alternative, persino a mettere in dubbio il proprio sentire e la loro possibilità di scegliere.

In terapia, allora, vale la pena scoprire cosa capita dentro di sé e darsi il tempo di riappropriarsi delle proprie parti, capacità e responsabilità incluse. Per scegliere liberamente quando e come decidere e fare cosa, per stare meglio.

[Ho scritto questo post nel 2018, e l’ho rivisto, modificato e approfondito 5 anni dopo]

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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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