La paura di scoprirsi simili ai propri genitori

17 Marzo 2024

Essere figli di genitori che non si stimano, le cui scelte e modi hanno provocato sofferenza mentre si cercava di diventare grandi, può comportare di fare i conti con il timore di riscoprirsi simili a loro.
Una possibilità tutt’altro che improbabile, visto che noi persone cresciamo in un ambiente in cui la relazione con gli adulti di riferimento è lo spazio in cui fin da piccole iniziamo a farci un’idea di chi siamo, come funziona la vita e in che modo è più opportuno starci dentro.

È il contesto in cui impariamo a fare le persone grandi osservando come i grandi si muovono nelle loro vite, ascoltando le loro narrazioni, respirando il loro sentire, sperimentando sulla nostra pelle cosa possiamo aspettarci da loro.

Alcune storie portano con sé la delusione di aver vissuto dentro relazioni percepite come lontane da quelle desiderate: inaffidabili invece che sicure, paurose invece che di conforto, pressanti invece che di supporto. In queste storie a volte si fa strada quella che Lorna Benjamin chiama identificazione opposta, un processo di copia secondo cui la persona reagisce decidendo, già da piccina, di essere l’esatto opposto dell’adulto di riferimento che l’ha fatta in qualche modo soffrire.
Così, se ad esempio da bambina si è sentita spaventata e in pericolo dinanzi alle reazioni rabbiose e aggressive dei grandi, potrebbe aver creduto l’opzione opposta – non arrabbiarsi mai – come l’unica sicura e quindi possibile, facendone un suo tratto distintivo.

La fatica di mettere distanza a tutti i costi

Noi persone riconosciamo ciò che ci ha ferite, ne custodiamo la memoria da qualche parte dentro di noi. Nessuno vorrebbe mai essere come il proprio padre o la propria madre, quando nei loro comportamenti, reazioni e scelte individua la causa di un dolore.

Allora, mettere distanza tra noi e loro, tra il nostro modo di essere persone e stare al mondo e il loro, potrebbe diventare l’intento che ci impegniamo a rispettare costi quel che costi.
Nel senso letterale del termine, perché solitamente questa missione neanche tanto segreta porta a sacrificare parti di noi a cui ci vietiamo di dar voce e spazio per paura di ritrovare tra i nostri gesti proprio quelli da cui prendiamo le distanze, che ci hanno fatto vergognare, dinanzi ai quali ci siamo sentite piccole e inutili, impaurite e sperdute, può darsi piene di rabbia e insieme bloccate dal portarla fuori.

Sono proprio quei bimbi sperduti dentro di noi a guidarci in questo tentativo interiore di faticosa differenziazione, che, con la concretezza che le contraddistingue, non contemplano sfumature: una certa cosa va bene o male, si fa oppure no, è bella o brutta, buona o cattiva.
Se ciò che i nostri genitori hanno fatto non ci è piaciuto, per non rischiare di disapprovare anche noi stessi non ci resterà che intraprendere la strada opposta.

Altre strade per diventare grandi

Se affidando le nostre scelte esclusivamente alla propria parte bambina da un lato si cerca di tenere a bada una delle paure più grandi, dall’altro si finisce per continuare a tenersi immersi in un modello esistenziale e comportamentale che si tende a rinnegare.

Essere persone diverse dai nostri adulti di riferimento non equivale a fare cose diverse da quelle che hanno fatto o farebbero loro, perché non è il cosa e spesso neppure il come a fare la differenza.

Per diventare grandi, e intendo persone adulte che scelgono liberamente e consapevolmente come stare nella propria vita, coi nostri modelli familiari occorre farci pace. Che non vuol dire approvarli o giustificarli, ma smettere di rispondervi reattivamente, spinte dall’illusione di gestire emozioni spiacevoli e incerottare ferite ancora da ricucire.

Percorrendo una strada tutta nostra potremmo scoprire che ciò da cui vogliamo differenziarci in realtà non è tutto da buttare. Che possiamo essere un po’ simili ai nostri genitori mantenendo la nostra identità e specificità. Riscoprire in loro degli aspetti che apprezziamo e recuperare ricordi preziosi legati ad essi che avevamo rischiato di perdere. Riappropriarci delle parti di noi che avevamo ingiustamente rifiutato per non rischiare di essere simili neppure un po’.

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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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