Il bisogno di carezze

15 Maggio 2024

Ci sono due parole importanti nella psicoterapia analitico transazionale, che fanno puntualmente capolino nella stanza di terapia perché riguardano le storie di tutte e tutti. Una è fame e l’altra è carezza, e qui è dove provo a spiegare cosa sono e soprattutto perché sono così rilevanti per la nostra salute mentale. 

Eric Berne diceva che la fame di stimoli per noi persone ha la stessa importanza della fame di cibo, e la famiglia in cui cresciamo è il primo posto e in genere anche quello in cui più spesso cerchiamo di saziare la nostra fame. 
Le stimolazioni di cui cerchiamo di nutrirci fin da piccole sono sia fisiche (essere toccate, accudite, abbracciate) che mentali (avere spiegazioni, riconoscimenti, norme, parole di affetto, visioni di pensiero) e passano attraverso le relazioni, divenendo le carezze di cui tutte andiamo naturalmente alla ricerca

Nella nostra vita possiamo fare esperienza di un grande quantitativo di carezze positive, quelle che ci fanno sentire a nostro agio e ci regalano sensazioni di benessere, e negative, ossia dolorose, che attivano in noi sensazioni di inadeguatezza e disagio. 
Tutte e tutti ne abbiamo bisogno, sono l’unità di misura del nostro essere al mondo: senza carezze la vita perde di senso

Meglio una carezza negativa che nessuna carezza

Dato che le carezze sono così vitali per noi persone, impariamo presto che gli stimoli negativi sono comunque preferibili alla totale mancanza di stimoli.
Meglio delle parole di critica che nessuna parola quindi, meglio uno schiaffo che nessun tocco, meglio uno sguardo duro e spaventoso che non essere guardate affatto, meglio le relazioni in cui si sta male che nessuna relazione.  

Le carezze che sentiamo il diritto di ricevere 

Le carezze che conosciamo, poi, diventano quelle che ci teniamo pronte a ricevere e in genere anche quelle che riceviamo più frequentemente. 
Ognuna di noi, infatti, ha il suo personalissimo filtro delle carezze con cui queste vengono selezionate inconsapevolmente in entrata, dando il via libera solo a quelle coerenti con la propria storia, esperienza, idea di sé e di ciò che si sente il diritto di ricevere. 

Così, può risultare complicato, ad esempio, accettare un complimento quando si è respirata critica per una vita. Più facilmente, quella carezza verrà filtrata, cioè ignorata o svalutata: spostando l’attenzione su qualcos’altro, facendo una battuta e ridendoci su, o bilanciando il complimento ricevuto con un’autocritica. 

Il permesso di concedersi le carezze di cui si ha bisogno

Molte storie portano con sé l’idea, confermata dalle esperienze relazionali vissute nel tempo, che ci sia poca disponibilità di carezze positive e che vivere deprivandosene sia l’unica opzione possibile. 
Può succedere allora che noi persone ci limitiamo dal dare carezze agli altri, anche quando ne abbiamo da offrire. Non ne chiediamo, anche quando ne sentiamo il bisogno. Non le accettiamo anche quando le desideriamo fortemente. Non le diamo a noi stesse. E non le rifiutiamo, quando non vogliamo quelle che ci vengono offerte.  

La verità, però, è che le carezze sono disponibili in quantità illimitata. Possiamo dunque darle a noi e anche agli altri, chiederle, prenderle, rifiutare quelle che non ci piacciono. 
Per molte persone si tratta di un permesso da costruire da zero, spesso con l’aiuto di una psicoterapia, in cui la relazione terapeutica diventa il luogo in cui non solo ricevere gli stimoli di cui si sente la mancanza, ma anche imparare un nuovo modo di darsi e dare carezze, (ri)attivando consapevolmente uno scambio di stimoli positivi che si credeva limitato o persino impossibile. 

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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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