Dal diario di una psicoterapeuta: riflessioni sparse sulla felicità (e l'infelicità)



Perché gli psicologi non danno consigli (e non scelgono per te)

 

Ricevo spesso email e messaggi da parte di persone che mi chiedono un consiglio. Molte di loro si trovano confuse dinanzi a un bivio e non sanno che scelta fare; alcune sanno qual è la decisione migliore da prendere ma non riescono a renderla concreta; altre persone, invece, mi scrivono perché si sentono insoddisfatte e chiedono a me la ricetta (segreta) della felicità. 

Io rispondo sempre a tutti. Dubito, però, che le mie risposte regalino il sollievo che chi mi scrive cerca nelle mie parole. Perché le mie risposte non contengono consigli, né ricette pronte, veloci e facili da usare, né indicazioni sulla strada migliore da intraprendere. Oggi voglio spiegarti perché. 

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Il mito delle psicoterapie infinite (e quanto dura, in realtà, una terapia!)

 

Una delle perplessità che incontro spesso quando si parla di intraprendere una psicoterapia, è la durata: lunga, troppo. Perplessità che spesso coincide con la scelta di non iniziarla affatto - per paura di doverla poi fare a vita - e di continuare a tenersi il problema (e l’infelicità che ne deriva), rinforzando l'idea che è necessario farcela (o non farcela) da soli. 

La verità è che un percorso di psicoterapia non dura a vita, ma solo finché serve. E oggi voglio approfondire l’argomento in questo post, a partire da alcune domande che ho ricevuto via mail e che mi è capitato mi facessero anche in studio persone che poi hanno deciso di iniziare un percorso di psicoterapia insieme a me

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Quei momenti di (sano) vuoto: breve riassunto di anni di riflessioni [dal diario di una psicoterapeuta]

 

Qualche tempo fa, una mia paziente mi raccontava con enorme stupore di essersi accorta di quanto la sua giornata fosse piena zeppa di azioni, impegni e cose poco nutrienti e appaganti per lei. Tutto era iniziato durante una seduta, qualche settimana prima, in cui l’avevo invitata a osservare e prendere nota delle sue giornate, delle quali si lamentava spesso (ma che non si era mai data la possibilità di osservare da un'altra prospettiva) – perché erano così piene e stressanti, che si concludevano sempre con lei stremata e frustrata sul divano del salotto, a dirsi che ecco, neppure oggi era riuscita a ritagliarsi un tempo, anche piccolo, per prendersi cura di sé e di ciò che desiderava.

Questa esperienza aveva poi dato il via a una riflessione molto più grande e ricca di sfumature, tutte importanti, tutte utili, tutte illuminanti per lei.

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Rialzarsi dopo una (brutta) caduta: riflessioni sparse [dal diario di una psicoterapeuta]

 

Una delle cose che voglio fare nel 2018 – mi sono detta – è scrivere di più di psicoterapia (e dintorni) dal mio personalissimo punto di vista. Ho pensato a lungo a come volevo farlo. Poi, un giorno, mentre riordinavo la scrivania mi sono ritrovata tra le mani il mio quadernetto di appunti, dove scrivo le riflessioni che faccio al termine di giornate lavorative particolarmente intense e stimolanti, in cui ho ricevuto tante domande (via mail o durante le sedute in studio e su skype), o i racconti che ho ascoltato hanno attivato in me una serie di connessioni e pensieri fruttuosi, o ho letto qualcosa in giro (nel web, in un libro, nei social) che mi ha fatto fermare a riflettere. Per intenderci, una sorta di diario.

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Perché non faccio consulenze di 5 minuti

 

Ho sentito la necessità di scrivere questo post per fare chiarezza su un aspetto fondamentale del mio lavoro, senza il quale – se mi fermo un momento a pensarci, in effetti – tutto quello che faccio per e insieme alle persone che richiedono il mio aiuto, non avrebbe alcun senso. Sto parlando del valore: quello che attribuiamo a noi stessi, agli altri, alle scelte che facciamo, al motivo per cui le facciamo.

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Cose belle che ho visto nel mio studio

 

Mi piace pensare al mio studio come un luogo speciale che protegge tutte le storie che incontro nel mio cammino di psicoterapeuta. Quando entro nella mia stanza, prima di iniziare i colloqui, mi prendo sempre un breve momento per godere dell’atmosfera di quello spazio, che percepisco così sicuro e accogliente – e non di certo per il modo in cui è arredato (anzi, il primissimo studio in cui ho iniziato a incontrare i miei pazienti era davvero brutto!), ma per l’aria che si respira appena vi metto piede: familiare, grazie a ciò che le persone che mi chiedono aiuto decidono di condividere come me e anche con se stesse, in quello spazio così estraneo, eppure così intimo e caldo.

Nel mio studio ascolto molte esperienze difficili, spesso tormentate e corredate da emozioni sgradevoli di ogni tipo: dispiacere, ansia, preoccupazione, confusione. Di certo, come potrai immaginare, le persone non si rivolgono a me per farsi gioiose chiacchierate, ma perché si trovano in difficoltà, e spesso da molto molto tempo. Eppure, io non penso al mio studio come un luogo di sofferenza e rassegnazione, dove mi reco contro voglia o dove lavoro con fatica. Al contrario: è un posto colmo di cose ed emozioni belle – sarà perché è qui che alcune persone cominciano o ricominciano a fare scelte consapevoli e felici?

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Perché un percorso di cambiamento è come una storia d’amore

 

Sarà perché la relazione che si istaura tra me e chi mi chiede aiuto, di fatto, è uno degli strumenti più potenti ed efficaci del mio lavoro. O perché uno degli ingredienti più importanti di un percorso di cambiamento è il desiderio di costruire, ritrovare o coltivare l’amore incondizionato verso se stessi. O perché l’amore c’entra sempre, quando parli di felicità – che sia amore per se stessi, per gli altri, per il proprio lavoro, per la propria vita.

Sarà per tutti questi motivi insieme, che mi sono ritrovata a immaginare i percorsi di cambiamento come delle storie d’amore, e oggi in questo post voglio condividere con te le mie riflessioni. Per farlo prenderò spunto da storie vere, che ho vissuto nel corso degli anni insieme alle persone che ho incontrato nel mio studio e che hanno condiviso con me un pezzo della loro vita, con mia grande gioia. 

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Cosa ho imparato dai miei percorsi di cambiamento (ovvero come loro hanno cambiato me!)

 

Sono tante le cose che amo del mio lavoro, ma credo che la più bella in assoluto sia che ogni incontro mi insegna qualcosa, che va oltre il fare esperienza come psicoterapeuta e diventa una consapevolezza sempre più solida per affrontare la vita con serenità e pienezza.

Oggi voglio raccontarti 3 cose che ho imparato dai percorsi di cambiamento che ho seguito fino ad oggi.

Cose apparentemente scontate e banali, eppure io per prima le ho sottovalutate per anni, almeno finché non ho toccato con mano – nella pratica di ogni giorno – il grande peso che possono esercitare nel-mio-lavoro-fatto-bene, che è quello che interessa a me.

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