Parliamo di DARSI POSSIBILITA': per fare scelte più consapevoli e felici



La fatica (e la bellezza) di cambiare

 

Il rientro dalle ferie alla vita di tutti i giorni spesso coincide con un grande desiderio di portare piccoli o grandi cambiamenti nel proprio modo di vivere. Sarà per via delle consapevolezze che hai messo a fuoco mentre eri fuori dalla tua routine, o delle nuove esperienze assaporate da poco - che nel contesto vacanziero è più semplice concedersi, settembre può essere quel mese in cui una mattina ti svegli per andare al lavoro e ti dici che ora basta!, è arrivato il momento di cambiare.  

Cambiare corrisponde a darsi possibilità, assumersi nuove responsabilità, correre rischi. Significa mettere piede in spazi sconosciuti e spesso per questo temuti, per quanto anche desiderati. Cambiare è uno dei processi più straordinari che conosca, e anche uno dei più faticosi. 

Le persone che arrivano da me spesso lo fanno perché sono stanche di sentirsi insoddisfatte eppur bloccate in qualcosa che non le soddisfa: una relazione diventata tossica o arida, una situazione frustrante o dolorosa, l’inquietudine che le accompagna da tempo e a cui non riescono a dare un senso, l’ansia con cui procedono nelle loro giornate, il senso di colpa che le assale quando sentono il desiderio di dire no, il modo in cui mettono a tacere bisogni ed emozioni perché difficili da vedere, gestire, ascoltare. La stanchezza in cui si sentono immersi fa da spinta al cambiamento, li motiva a farlo. Ma, come puoi immaginare, non basta. 

Nel mio lavoro, accolgo le richieste più diverse. Ho incontrato persone che nutrivano più o meno segretamente l'aspettativa di cambiare gli altri o gli eventi esterni per stare meglio, altre esauste di quel che non andava da tempo ormai (da una vita?) ma che avrebbero voluto cambiare le cose in un paio di settimane, altre ancora che si dicevano pronte a tutto ma poi se la davano a gambe perché terrorizzate anche dal più piccolo cambiamento. Ho incontrato anche persone talmente sfinite e insoddisfatte di ciò che non funzionava più nella loro vita, che la loro motivazione a impegnarsi per cambiarlo e stare meglio si poteva quasi toccare, come fosse qualcosa di realmente tangibile. 

La motivazione al cambiamento è una delle prime cose che osservo e annoto dentro di me, quando mi prendo l’impegno di accompagnare qualcuno nel suo percorso di rinascita e crescita: se una persona sceglie di cambiare e vuole assumersene la responsabilità, anche quando il cambiamento fa paura, allora è quasi certo che il suo percorso la porterà dove desidera. 

Esatto, quasi. Perché anche lavorando con le persone più motivate e determinate della Terra, nel tempo ho capito che sì, senza la volontà e la responsabilità di cambiare non si va da nessuna parte, ma è solo il pezzo di inizio dell'intero processo. Per cambiare, per riuscirci davvero, è fondamentale essere motivati anche alla fatica. E c’è un modo per rendere la cosa possibile. 

Probabilmente alla parola fatica, in molti avranno abbandonato la lettura di questo post (!), se invece sei (ancora) qui, voglio spiegarti perché il cambiamento può essere così faticoso – obiezione che molti pazienti sollevano, mentre fanno i conti con desiderio e fatica insieme (e a volte, con i primi risultati sperati e la fatica di mantenerli).

Prendi quel posto che non ti piace affatto, in cui ti senti scomodo e impacciato, in cui trascorri un tempo che poi reputi sprecato, perché avresti potuto passarlo in un posto più gradevole, invece, che sia più nelle tue corde, in cui ti senti libero e tranquillo. Eppure, quando ti ritrovi a scegliere dove andare, è lì che ti dirigi - per poi sentirti ancora una volta impacciato, a disagio, insoddisfatto.

È questa la fatica di cambiare: in modo automatico e naturale, scegliamo ciò che sentiamo familiare, perché anche se ci fa soffrire o in qualche misura non corrisponde a quel che desideriamo, ci regala un senso di sicurezza così confortevole da offuscare anche la più grande motivazione a fare scelte diverse, migliori per noi. Se ci rifletti un istante, anche quel fastidioso senso di insoddisfazione che ti porti a casa è un modo in cui conservi il tuo stato di sicurezza: chissà da quanto tempo ti fa compagnia, e forse non immagini neanche tutte le emozioni – più piacevoli e nutrienti - che, invece, potrebbero prendere il suo posto.   

La bella notizia è che se ti regali la possibilità di barcollare, abbandonando un po’ alla volta ciò che ti rassicura, puoi spalancare le porte al cambiamento di quel che non vuoi più per te. E scoprire, costruire, aggiustare, trasformare (la tua vita). 

Se ti concederai possibilità, ti accorgerai che la fatica di stare laddove continui a sentirti ansioso, insoddisfatto, infelice, stretto, non è poi tanto diversa da quella che ti porterebbe, invece, dove tu desideri. È questa la bellezza di cambiare: impegnarsi per vivere la vita che vuoi per te. 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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Le scelte di cui rischi di pentirti

 

Le storie di vita che ascolto e accolgo nel mio studio o su skype - qualunque sia il nucleo della questione, chiunque sia il proprietario della storia - hanno sempre a che fare con una scelta.

Quella di tirarsi fuori da una situazione diventata stretta o dolorosa. Sperimentarsi in contesti nuovi e sconosciuti. Aprirsi o chiudersi. Rimanere fermi. Andare avanti. Tornare indietro. Recuperare o lasciar andare. Affidarsi a qualcuno o affidarsi a se stessi. Dire si o no. Accettare o rassegnarsi. Criticarsi incessantemente o abbracciarsi il più possibile. Vivere in un certo modo o in un altro.

Oggi pensavo a tutte queste storie e riflettevo sul peso che le scelte (o non scelte) che si fanno nella propria vita hanno sul benessere e la felicità di ognuno. Tra tutte le scelte che ho visto e ascoltato da quando faccio il mio lavoro, e anche quelle che io stessa ho fatto nella mia vita, credo ce ne sia un tipo in particolare molto rischioso e voglio dedicargli questo post.

Mi riferisco alle scelte fatte per paura. Quando scegli di rimanere esattamente dove sei perché hai paura di spingerti oltre, anche se vorresti. O di soddisfare sempre i desideri degli altri perché hai paura di deludere le loro aspettative e rimanere solo. O di non affrontare quella situazione per paura di soffrire. O di non chiedere aiuto per paura di apparire debole e fragile. O di non dare ascolto e valore a ciò che vuoi perché temi che dando importanza a te ferirai qualcuno. O di non cogliere l’opportunità che aspettavi da una vita per paura di non farcela.

Oggi sono qui a dirti che quelle fatte per paura sono scelte di cui rischi di pentirti. Perché se è vero che la paura è l’emozione che proviamo naturalmente (e per fortuna!) in presenza di un pericolo, è altrettanto vero che non tutto ciò che avvertiamo come pericoloso lo è davvero, come ti raccontavo qualche tempo fa. Ed ecco come, quando scegli per paura, ti ritrovi a intraprendere la strada opposta a quella in cui puoi costruire, riconquistare, scoprire ciò che ti renderebbe davvero appagato, in pace, sicuro di te, felice della tua vita.

Oggi sono qui a condividere con te ciò che credo e so sulle scelte fatte per paura perché spero che questo post possa essere per te uno stimolo per riflettere sulle scelte (o non scelte) che fai Tu, nella tua vita, ogni giorno. Perché qualora ti accorgessi che sì, il motivo per cui sei fermo lì o ti muovi senza una reale direzione è che hai paura, allora saresti ancora in tempo per cambiare rotta. E iniziare, invece, a fare scelte che rispecchino i tuoi desideri – le scelte di cui difficilmente ti pentirai.

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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3 modi per realizzare i tuoi desideri (e migliorare la tua vita)

 

Al di là dei propositi e non-propositi che forse hai individuato per il tuo nuovo anno e che ti sei preoccupato di appuntare in (accurate) liste, probabilmente dentro di te nutri la speranza che il 2017 sarà l’anno in cui realizzerai i tuoi desideri di felicità. Finalmente.

È proprio pensando a una delle domande che ricevo più spesso – cioè: “(sì, ma) come si fa (a fare ciò che si desidera ed essere felici)?” – che scrivo questo post. Perché voglio raccontarti come si fa secondo me, come hanno fatto le persone che ci sono riuscite, cosa TU puoi fare per realizzare ciò che desideri e migliorare la tua vita.

Ecco i miei 3 consigli per te.

 

Abbandona le lamentele.

Sicuramente lo sai già: lamentarsi di quanto le cose vadano male nella tua vita, non ti aiuterà a cambiarle. Anzi, la verità è che le lamentele fini a se stesse non solo non procurano cambiamenti, ma peggiorano la situazione. Perché sono il modo in cui:

  • ti tieni concentrato con tutto te stesso su tutto ciò che non ti piace – e così dimentichi quel che invece va bene e di cui puoi sentirti soddisfatto.
  • alimenti la tua irritazione, il senso di impotenza, la tua insoddisfazione, che in pratica crescono di intensità piuttosto che indebolirsi o spegnersi.

Se riconosci che questo è un modo in cui rischi di remarti contro, semplicemente perché non ti serve per realizzare ciò che desideri, inizia a osservarti. Quando ti senti irritato e frustrato, fermati un momento e ascoltati: ti stai lamentando? Vuoi continuare a farlo, pur sapendo dove ti porta (leggi: non dove vuoi tu!)?

 

Inizia a usare quello che hai.

Tutti abbiamo delle risorse, non tutti sappiamo di averle - o le svalutiamo, o ci dimentichiamo della loro efficacia. Io dico di partire da quello che hai, dagli strumenti e le risorse che già possiedi, e che funzionano o che possono funzionare per realizzare i tuoi desideri. Il tuo sorriso, la tua sensibilità, il tuo intuito, la tua capacità di ascoltare gli altri, la tua forza, la tua coerenza, la tua capacità di osservare e valutare, il tuo umorismo, la tua saggezza, la tua generosità. Sono solo alcuni esempi di ciò che alcune persone con cui ho lavorato hanno messo a fuoco durante il percorso fatto insieme: capacità e risorse che erano già lì, da una vita, eppur mai viste - o screditate.

Dunque, inizia a recuperare quello che hai già (forse questo mio vecchio post può esserti di aiuto?). E poi usalo: potrebbe essere il modo (o uno dei modi) che ti aiuterà a realizzare ciò che vuoi per te, finalmente.

 

Agisci invece di rimandare. Se sei un procrastinatore esperto, probabilmente la teoria la conosci alla perfezione: rimandare di scegliere, fare, decidere, non ti aiuterà a realizzare i tuoi desideri, specialmente se ciò che vuoi è il cambiamento di qualcosa –  un’area della tua vita, una relazione o il tuo mondo relazionale, il tuo lavoro o il tuo modo di gestirlo, il modo in cui reagisci (o non reagisci) a specifiche situazioni, e così via. È vero, rimandare ti regala un senso di sollievo immediato, che però è tutt’altro che permanente. Di fatto, l’unico modo per realizzare quel che desideri è agire in quella direzione, e non rimandare di farlo rimanendo in attesa (di cosa?) e raccogliendo delusione e insoddisfazione (ancora) – non lo credi anche tu?

Inizia dalle piccole cose: scrivi quella e-mail che rimandi di scrivere da tempo, prenota quella visita medica di controllo di cui hai messo il promemoria in agenda mesi fa, finisci una cosa che hai iniziato e lasciato perdere, butta o dai via i vecchi vestiti che hai tenuto da parte in attesa di farlo. In poche parole, concediti la possibilità di sperimentare cosa si prova quando si agisce invece di rimandare.

 

Spero di averti dato qualche spunto per vivere quest’anno in modo che quando finirà, guardandoti indietro potrai dire: è andata proprio come speravo! Di sicuro, questo è il mio augurio per te :-)

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

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Rimedi contro le brutte giornate: 3 cose che puoi fare

 

L’immagine con cui apro questo post è un regalo che ho ricevuto questa estate (e se mi segui su facebook, è probabile ti sia familiare): un promemoria in cui mi sono imbattuta ad oltre 2000 metri di altezza, quando sono arrivata a destinazione – una bellissima cima delle Dolomiti - decisamente stanca e affaticata.

Immediatamente immortalato – perché mi sono sentita in sintonia con quell’invito, oltre ad averlo percepito come un piacevole sollievo a fine scarpinata! - mi è tornato alla mente più volte, specialmente mentre riflettevo sulle brutte giornate. Quelle in cui ti sembra vada tutto storto, in cui ti senti sbagliato o fuori posto, che non vedi l’ora che finiscano perché sei stremato dalla fatica o da una emozione ingombrante.   

Le brutte giornate capitano a tutti e ognuno ci si immerge o vi resiste a modo suo. Ecco, io credo che questo invito – Sorridi, Respira, Va’ piano – racchiuda in poche parole 3 ottime strategie per affrontare quella giornata no. Te le racconto una alla volta.

 

Sorridi. Che non corrisponde a nascondere le emozioni scomode, illudendosi che così, prima o poi, spariscano nel nulla (tanto non funziona, te ne sarai accorto, no?!). Al contrario, credo sia importante tener conto di tutto ciò ti riguarda, le cose belle e le brutte: le prime perché puoi godertele e le seconde perché puoi affrontarle e porvi rimedio. Quando ti dai la possibilità di sorridere allarghi la tua prospettiva visiva (ti accorgi di grandi o piccole cose che non avevi ancora notato) e di azione (ti rendi conto di alternative a cui non avevi pensato): puoi tenere strette le cose belle che hai già, esserne grato e fiero, e trasformarle in energia che ti aiuti a vedere oltre le cose difficili da digerire, per prenderle in mano e fare tutto ciò che è in tuo potere per trasformarle in altro, che non ti danneggi, o che addirittura ti piaccia e ti soddisfi.

 

Respira. Quando ti senti in ansia o arrabbiato, hai paura, sei affaticato. Perché respirare ti aiuta a (ri)sintonizzarti su di te e a percepire un delicato senso di pace e benessere. Perché quando sei avvolto dai brutti pensieri, a causa dei quali ti spaventi, ti arrabbi o ti butti giù (o tutte queste cose insieme), respirare a fondo ti aiuta a prenderne le distanze, così da non esserne travolto. Perché se sei affaticato, anche se non te ne accorgi o non te ne ricordi, hai bisogno di riprendere fiato, altrimenti rischi di farti soffocare dalla fatica. Se non hai mai provato, inizia ora. E dopo aver iniziato, continua ad allenarti. E dopo esserti allenato per un po’, fai un bilancio: quali esperienze hai fatto? Ti sono state utili? Se sì, in che modo?

 

Va’ piano. Prenditi il tempo di cui hai bisogno, ogni volta che ne senti il bisogno e specialmente nelle brutte giornate, in cui hai meno energie e ti è più difficile rimanere connesso con i tuoi desideri. Concediti una sosta, se occorre. Rallenta tutte le volte che puoi, e quando hai l’impressione che no, non puoi proprio rallentare, fermati un momento a riflettere: nel corso della tua giornata, quanto tempo dedichi alle cose da fare (vogliamo chiamarle doveri?) e quanto ad ascoltare te e i tuoi bisogni e a cercare di soddisfarli? E quanta importanza dai ai tuoi bisogni e desideri, rispetto alle richieste degli altri e ai tuoi doveri quotidiani?

 

Che ne pensi? Sono strategie che possono fare al caso tuo, quando ti trovi ad affrontare una brutta giornata? Condividi la tua esperienza in un commento a questo post, se ti va – specialmente se hai un rimedio vincente contro le brutte giornate :)

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

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Sulle cose che non puoi cambiare (anche se vorresti)