Dare parole al peso dell’assenza

29 Febbraio 2024

Talvolta il rientro in studio dopo una pausa dalle vacanze è accompagnato da un velo di incertezza relativa al ritorno in terapia di alcuni pazienti, specialmente quelli che si sperimentano per la prima volta con l’assenza dello spazio di terapia e la distanza dalla relazione terapeutica reale: si tratta di una sospensione che può mettere a dura prova le risorse, i processi di cambiamento avviati, le paure e pure le difese inconsce di qualcuno.

Tornare in terapia dopo una pausa

Le sedute del rientro offrono informazioni preziose sulla relazione terapeutica costruita con quella specifica persona, e quindi anche sui suoi processi di cambiamento (o stallo).
Ci sono pazienti che dopo le pause dalla terapia tornano incredibilmente come rinvigoriti, raccontando di essersela cavata benissimo senza, al punto da pensare di chiedere una diluizione della frequenza delle sedute o di chiudere il percorso.
C’è anche chi non torna affatto, avvisando oppure no, fornendo motivazioni a supporto della decisione presa oppure no. C’è poi chi dimentica di aver preso un appuntamento e anche chi chiama per sincerarsi che l’appuntamento segnato sia quello corretto.

Dopo sta a noi psicoterapeute scegliere come usare quel che i pazienti ci raccontano, a parole e con i loro gesti. Chiederci se ciò che osserviamo parla, chissà, di quanto la mancanza della terapia in quell’arco di tempo sia stata difficile da tollerare, può darsi anche angosciante. Forse di quanto questa angoscia sia difficile anche solo da pensare, nominare, legittimare. Poi, certo, trovare le risposte non è sempre semplice, né tanto meno immediato, ma ci si può riuscire.

Controtransfert, precursore di consapevolezza

In supervisione uno degli aspetti che più mi colpisce è la puntualità con cui viene scomodato il controtransfert della collega, mentre ci prendiamo cura del suo paziente. Questo perché l’analisi di esso permette di aprire una finestra direttamente sui processi e vissuti di cui spesso il paziente non è minimamente consapevole e che di solito ci aiutano a capire cosa sta succedendo in terapia in quel momento – e talvolta, anche cosa probabilmente è successo per cui il paziente non è tornato dopo la pausa estiva, ad esempio.

Ecco perché in terapia è utile tenere bene a mente che quello che sentiamo riguardo i nostri pazienti mentre non siamo con loro, i pensieri e le fantasie che facciamo su se e come li ritroveremo, hanno lo stesso rilievo di ciò che pensiamo e proviamo durante le sedute insieme a loro. Potrebbero anticipare consapevolezze che non hanno ancora preso forma, persino eventi che non sono ancora successi – come accade quando fantastichiamo che il paziente non torni, e quello non torna davvero: la nostra pancia, come spesso capita, aveva già capito.

Quando qualcosa non torna

È probabile che un normalissimo o casuale evento esterno come la sospensione della terapia durante le vacanze, abbia innescato in quel paziente una reazione che può darci parecchie informazioni non solo su come sta, ma anche sull’idea che ha di sé, delle relazioni, persino della vita. Chissà, può darsi si sia mosso come il bambino che è stato – facendosi ingombrante dentro di lui quello che in analisi transazionale chiamiamo Stato dell’Io Bambino. E chissà che rapporto ha con i saluti, le assenze, la solitudine. E che tipo di persona ha pensato di dover essere quando era piccino: forte, fragile, indipendente, bisognosa? Ma anche: come è solito stare nelle sue relazioni?

Di sicuro, ogni persona, ogni percorso, ogni relazione terapeutica meritano ipotesi, riflessioni e conclusioni a sé. D’altra parte, quando a noi cliniche qualcosa non torna, quando avvertiamo un senso di confusione o scomodità, quando alcuni pensieri o emozioni si fanno vive lasciandoci perplesse o sorprese – e quando niente di ciò riguarda noi e i nostri vissuti in qualche misura; è molto probabile che in quella relazione terapeutica stia succedendo qualcosa che potrebbe rivelarsi centrale nel percorso di cambiamento di quella persona.

Vale la pena, allora, andarci a sbirciare dentro con la guida più potente che possediamo: il nostro sentire, che, se affinato a dovere, può aiutarci ad aiutare le persone ad andare lontano, il lontano migliore per loro.

Il mio spazio preferito in cui riflettere sulle infinite sfaccettature di questo appagante e insieme faticoso lavoro che è accompagnare i propri pazienti nei loro percorsi di cura è insieme, la mia newsletter riservata alle colleghe psicologhe che, come me, danno valore allo scambio genuino e nutriente tra professioniste e cercano spazi confortevoli in cui sentirsi meno sole.
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Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta

Aiuto le persone a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte più consapevoli e felici. Lo faccio accompagnandole in percorsi di psicoterapia individuali e di coppia costruiti su misura per loro, nel mio studio a Roma (quartiere Trieste) e online.

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