IL MIO BLOG: spunti e riflessioni su infiniti modi di stare bene (con te e con gli altri)


 

Il mio blog è come un piccolo e confortevole salotto in cui puoi metterti comodo e prendere quello che ti è più utile.

 

Ogni settimana puoi trovarci le mie riflessioni e i miei consigli su come stare meglio con te stesso e con gli altri. A volte ti racconto alcuni preziosi pezzi del mio lavoro e di come mi piace farlo. In alcuni post ti regalo dei files scaricabili con informazioni ed esercizi utili. Puoi girovagare tra le mie rubriche a tema e leggere ciò che ti interessa di più.

 

E poi, se lo desideri, puoi anche continuare la conversazione con me lasciando un commento ai miei post.

Accomodati, dunque, e buona lettura!

 


Quando la (tua) ansia prende il sopravvento

 

Può succedere di sentirsi in balia delle proprie emozioni e di provare disagio per questo, sentendosi disorientati, confusi, inquieti, specialmente quando le emozioni in questione sono spiacevoli o dolorose. Può succedere di sentirsi così arrabbiati o spaventati, per esempio, da non riuscire a vedere nient’altro che quella emozione e di agire di conseguenza - in preda alla rabbia o alla paura.

Oggi voglio raccontarti cosa succede quando è l’ansia a prendere il sopravvento. In pratica, quando la senti così forte che agisci automaticamente in un certo modo, anche quando vorresti fare altro o farlo diversamente. Come se l’ansia che provi iniziasse a spadroneggiare, lasciandoti impotente.

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Le scelte di cui rischi di pentirti

 

Le storie di vita che ascolto e accolgo nel mio studio o su skype - qualunque sia il nucleo della questione, chiunque sia il proprietario della storia - hanno sempre a che fare con una scelta.

Quella di tirarsi fuori da una situazione diventata stretta o dolorosa. Sperimentarsi in contesti nuovi e sconosciuti. Aprirsi o chiudersi. Rimanere fermi. Andare avanti. Tornare indietro. Recuperare o lasciar andare. Affidarsi a qualcuno o affidarsi a se stessi. Dire si o no. Accettare o rassegnarsi. Criticarsi incessantemente o abbracciarsi il più possibile. Vivere in un certo modo o in un altro.

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3 modi per realizzare i tuoi desideri (e migliorare la tua vita)

 

Al di là dei propositi e non-propositi che forse hai individuato per il tuo nuovo anno e che ti sei preoccupato di appuntare in (accurate) liste, probabilmente dentro di te nutri la speranza che il 2017 sarà l’anno in cui realizzerai i tuoi desideri di felicità. Finalmente.

È proprio pensando a una delle domande che ricevo più spesso – cioè: “(sì, ma) come si fa (a fare ciò che si desidera ed essere felici)?” – che scrivo questo post. Perché voglio raccontarti come si fa secondo me, come hanno fatto le persone che ci sono riuscite, cosa TU puoi fare per realizzare ciò che desideri e migliorare la tua vita.

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Quando la fine è un (nuovo) inizio

 

La fine dell’anno è quasi arrivata e oggi scrivo il mio ultimo post del 2016. A gennaio ho riaperto il blog parlando di gioia e augurandoti di sentirla, condividerla, darle spazio coltivandone un bel po’ ogni giorno - a proposito, come è andata?! -  e avevo voglia di chiudere l’anno tornando a parlarne, facendo una sorta di bilancio, se vogliamo, ma tutto focalizzato sulla gioia.

Non su quanta ce ne è stata però. Piuttosto, quanto è stata coltivata e in che modo, quanto spazio le è stato dato, cosa è stato fatto concretamente per darle vita. Perché se è vero che alcune gioie arrivano a sorpresa, la maggior parte invece siamo noi a procurarcele, non trovi?

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La gratitudine come strumento di felicità

 

Questo anno sta per concludersi e, come tutte le cose che finiscono nella vita, sono convinta sia importante salutarlo serenamente e con un sorriso bello e pacifico, lasciando andare la delusione e la rabbia per tutto ciò che non è andato come avresti voluto. Forse lo sai già: se le emozioni di gioia, appagamento e pace danno la carica e ti regalano energia, al contrario quelle spiacevoli e dolorose la trattengono e ti lasciano indebolito.

Il mio augurio per te è di arrivare alla fine di quest’anno con grande quantità di energia – o che sia perlomeno sufficiente per aprirti serenamente a tutto il nuovo che verrà e costruire o continuare a coltivare i tuoi progetti di felicità.

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Come il tuo bisogno di piacere sempre a tutti ti fa dimenticare di Te

 

Chi non ha mai desiderato di piacere agli altri, almeno una volta? Pensa a quando ti prepari per un colloquio di lavoro o un esame universitario, e vuoi fare una buona impressione a chi ti valuterà. O a quando esci con la persona che ti piace e con cui vorresti iniziare una relazione, e speri che anche lui o lei ti troverà interessante e attraente. Insomma, solo qualche esempio per dire: con molta probabilità, nessuno.

E in effetti, questo post non parla di desiderio, ma di bisogno - e c’è una bella differenza. Perché mentre il desiderio ci guida verso uno stato di benessere e libertà, facendo anche da spinta per individuare quel che ci serve per realizzarlo (e poi goderne), il bisogno ci catapulta immediatamente in uno stato di necessità, facendoci sentire prigionieri, pressati, obbligati.

Se il bisogno in questione, poi, è quello di piacere, e anche sempre e a tutti, la sensazione di costrizione e fatica aumenta considerevolmente.

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Sul valore che ti dai (e su quello che meriti davvero)

 

La scorsa settimana ho condiviso con te alcune mie riflessioni sul valore che do al mio lavoro e sul perché scelgo di farlo in un modo piuttosto che in un altro (per esempio rifiutando le richieste di consulenze di 5 minuti). Oggi, come promesso, torno a parlare di valore, ma stavolta del tuo – o meglio, di quello che riconosci a te stesso.

Incontro giornalmente - nel mio lavoro e nella mia vita privata – persone che, senza neanche accorgersene, tendono a sminuire non solo il proprio valore (leggi: le proprie capacità, il talento, il loro originalissimo modo di essere, le proprie risorse), ma anche ciò che fanno, sanno fare e potrebbero fare (se solo riconoscessero quanto valgono). Il risultato è che si sentono perennemente in dubbio quando devono fare una scelta (sarà quella giusta?) e stentano a credere veri e sinceri i complimenti e i riconoscimenti che ricevono dagli altri (complimenti?? What?!).

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Perché non faccio consulenze di 5 minuti

 

Ho sentito la necessità di scrivere questo post per fare chiarezza su un aspetto fondamentale del mio lavoro, senza il quale – se mi fermo un momento a pensarci, in effetti – tutto quello che faccio per e insieme alle persone che richiedono il mio aiuto, non avrebbe alcun senso. Sto parlando del valore: quello che attribuiamo a noi stessi, agli altri, alle scelte che facciamo, al motivo per cui le facciamo.

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3 cose da sapere se vuoi perdonarti

 

Ho riflettuto sulla facilità con cui molte persone riescano a perdonare gli altri e su quanta fatica, invece, quelle stesse persone impieghino per perdonare se stesse – e il più delle volte senza neppure riuscirci. Oggi voglio invitarti a riflettere e darti qualche spunto proprio su questo tema: il perdono che puoi concederti – e io dico che dovresti anche. Perché se è vero che l’autocritica è il tuo pane quotidiano, e trattarti in questo modo è cosa scontata e familiare per te, non è altrettanto vero che tu sei destinato a farlo in eterno!

Voglio raccontarti 3 cose che credo sia importante che tu tenga in considerazione se vuoi perdonarti, che altro non sono che 3 passi per iniziare a farlo e coltivare dentro di te questa buona e generosa pratica.

Attenzione, dunque: se vuoi continuare a darti addosso e criticarti in modo costante e spesso anche immotivato, questo post non è per te!

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Cose belle che ho visto nel mio studio

 

Mi piace pensare al mio studio come un luogo speciale che protegge tutte le storie che incontro nel mio cammino di psicoterapeuta. Quando entro nella mia stanza, prima di iniziare i colloqui, mi prendo sempre un breve momento per godere dell’atmosfera di quello spazio, che percepisco così sicuro e accogliente – e non di certo per il modo in cui è arredato (anzi, il primissimo studio in cui ho iniziato a incontrare i miei pazienti era davvero brutto!), ma per l’aria che si respira appena vi metto piede: familiare, grazie a ciò che le persone che mi chiedono aiuto decidono di condividere come me e anche con se stesse, in quello spazio così estraneo, eppure così intimo e caldo.

Nel mio studio ascolto molte esperienze difficili, spesso tormentate e corredate da emozioni sgradevoli di ogni tipo: dispiacere, ansia, preoccupazione, confusione. Di certo, come potrai immaginare, le persone non si rivolgono a me per farsi gioiose chiacchierate, ma perché si trovano in difficoltà, e spesso da molto molto tempo. Eppure, io non penso al mio studio come un luogo di sofferenza e rassegnazione, dove mi reco contro voglia o dove lavoro con fatica. Al contrario: è un posto colmo di cose ed emozioni belle – sarà perché è qui che alcune persone cominciano o ricominciano a fare scelte consapevoli e felici?

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Perché dovresti prenderti cura delle tue relazioni

 

Uno dei principali motivi che spinge le persone a iniziare un percorso di cambiamento con me è l’insoddisfazione che sperimentano nelle loro relazioni. Perché non sono come vorrebbero – serene, divertenti, accoglienti, sicure, affidabili – e perché ogni giorno si ritrovano a fare i conti con emozioni e sensazioni tutt’altro che piacevoli: rabbia, rancore, senso di trascuratezza, delusione, incomprensione, inadeguatezza.

Anche se le storie di chi ho incontrato e incontro nel mio studio (o su skype) sono tutte diverse, qualcosa le accomuna tutte: un fortissimo desiderio di stare bene insieme agli altri – sia che si tratti di una relazione amorosa o familiare, o di una amicizia, o di un rapporto di lavoro.

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Chi dice che non bisogna avere paura?

 

Leggo e ascolto spesso intorno a me incoraggiamenti a non aver paura, sempre usati con i migliori intenti e generalmente, però, inefficaci. Quello che osservo spesso nelle storie di chi mi chiede aiuto è che molte persone confondono la possibilità di avere paura (di agire in un determinato modo, di fare una specifica scelta, di esprimere una certa opinione, e via dicendo) con l’impossibilità di superarla.

Per fare un esempio concreto: è come se il fatto che hai paura di lasciarti coinvolgere in una relazione intima, non ti permetterà di vivere realmente e finalmente quella relazione che tanto desideri. Oppure: siccome hai paura di sbagliare quando fai le tue scelte, allora non farai mai quelle scelte. O ancora, poiché temi di sentirti giudicato quando prendi posizione e dici la tua, rimarrai nell’ombra, protetto e al sicuro dalle critiche.

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Rimedi contro le brutte giornate: 3 cose che puoi fare

 

L’immagine con cui apro questo post è un regalo che ho ricevuto questa estate (e se mi segui su facebook, è probabile ti sia familiare): un promemoria in cui mi sono imbattuta ad oltre 2000 metri di altezza, quando sono arrivata a destinazione – una bellissima cima delle Dolomiti - decisamente stanca e affaticata.

Immediatamente immortalato – perché mi sono sentita in sintonia con quell’invito, oltre ad averlo percepito come un piacevole sollievo a fine scarpinata! - mi è tornato alla mente più volte, specialmente mentre riflettevo sulle brutte giornate. Quelle in cui ti sembra vada tutto storto, in cui ti senti sbagliato o fuori posto, che non vedi l’ora che finiscano perché sei stremato dalla fatica o da una emozione ingombrante.   

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2 modi in cui regali il tuo potere agli altri (e collezioni insoddisfazione)