Come può esserti utile la tua rabbia (e perché non dovresti reprimerla)

 

Questo post è per te se non vai granché d’accordo con la rabbia. Se tendi a reprimerla, invece di esprimerla. Se ti spaventi al solo pensiero di poterla mostrare, e così la tieni tutta dentro. E anche se sei convinto di non arrabbiarti mai. 

In realtà, la rabbia, come tutte le altre emozioni del resto, è utile, nel senso che ha una funzione: in pratica, ha lo scopo di segnalarti ciò che non va, così tu puoi decidere cosa fare per aggiustarlo. Pertanto, non sentirla o sentirla ma far di tutto per respingerla, può essere un problema; non soltanto perché possiedi uno strumento utile che invece non utilizzi, ma anche perché reprimerla equivale ad accumularla (fino a quando?) e rischiare di rivolgerla verso l’obiettivo sbagliato (generalmente te stesso).

Il primo passo per vivere una esperienza più serena con la propria rabbia è concedersi il diritto di arrabbiarsi, invece di prenderne le distanze (in modo più o meno consapevole), come scrivevo qualche tempo fa. Oggi, invece, voglio invitarti a riflettere sulle conseguenze della rabbia inespressa, perché spero di farti cambiare idea su una emozione che può sembrare terribile mentre sta solo facendo il suo lavoro, esattamente come tutte le altre. Ti assicuro: questo post non è un invito a lasciar esplodere la rabbia che provi e con essa travolgere e distruggere tutto, al contrario! Sono convinta che ascoltarla, accoglierla e comprendere perché (o con chi) siamo arrabbiati, ci aiuti a scegliere come e quando esprimerla. In poche parole: ci permette di gestirla e non lasciarcene invadere, invece, al punto che sia la rabbia a gestire noi e il nostro comportamento. 

Hai mai pensato a dove finisce la rabbia che non esprimi

Nel lavoro con i miei pazienti, mi è capitato spesso di incontrare due possibili destinazioni: te le racconto. 

  • Il corpo. Quando non avverti una emozione che sarebbe naturale sentire nella circostanza in cui ti trovi, o la provi ma ti vieti di tenerla presente e darle voce (tra te e te o con qualcuno), può darsi che tu tenda a somatizzarla, cioè ad esprimerla attraverso sintomi fisici: mal di testa, dolori muscolari, bruciore allo stomaco, infiammazioni. Mi viene in mente una paziente che soffriva di forti emicranie quando è arrivata in studio da me; non iniziava un percorso di psicoterapia per questo motivo, ma lavorando insieme, abbiamo poi scoperto che la rabbia non era contemplata nel suo corredo emotivo, perché sinonimo di cattiveria (e lei voleva sempre, a tutti i costi, essere una brava persona) e perdita di controllo (e per lei, invece, il controllo era fondamentale). Accogliere e dare spazio alla sua rabbia le aveva poi permesso di trasformarla in una emozione come tante – e dunque, degna di essere ascoltata ed espressa quando necessario. Quando ci siamo salutate, a percorso finito, tra le altre cose anche l’emicrania era diventato un ricordo. E in effetti, ora che ci ripenso, la sua rabbia non aveva più la necessità di trovare strade alternative per farsi notare. 
  • Il proprio valore. Quando ti arrabbi con qualcuno in seguito a un torto, una ingiustizia, una invasione subita, ma non glielo dici e ti tieni tutto dentro per paura di come reagisca l’altro o perché temi di esplodere, può darsi che tu tenda a rivolgere la rabbia che senti verso di te: criticandoti e svalutandoti.  In pratica, invece, di manifestare il tuo disappunto alla persona interessata, sposti l’attenzione su di te e sulle tue responsabilità, su quanto e come hai sbagliato, su come avresti potuto invece evitare quel torto. Alimenti sconforto e ti butti giù, intaccando il tuo valore. Continuare a canalizzare la rabbia verso la persona sbagliata (leggi: te stesso) può essere un ottimo modo per evitare i conflitti e mantenere una pace apparente, ma non è la soluzione se vuoi fare pace anche con te (e smettere di darti addosso), non trovi?

Che ne dici: puoi provare a vedere la rabbia che provi e tieni dentro, da un’altra prospettiva – più utile e meno spaventosa e distruttiva? Se ti va, raccontami dove finisce la tua rabbia inespressa: si riversa sul tuo corpo, il tuo valore, o dove altro?

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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