Se per te non è mai abbastanza

 

Il mese scorso, ho raccontato di una dinamica relazionale che incontro spesso nelle storie dei miei pazienti – quando questi fanno di tutto per soddisfare qualcuno a cui tengono e poi, invece, si ritrovano a sguazzare nell'inadeguatezza e nel senso di fallimento. Il motivo? Perché per quel qualcuno, niente è mai abbastanza. 

Se quel post offre degli spunti di riflessione proprio a chi ha una relazione importante con uno di quelli che (ho soprannominato) non-è-mai-abbastanza e si sente spesso inadeguato, frustrato e non abbastanza all'altezza in seguito alle interazioni con loro; voglio dedicare quello di oggi, invece, a chi si trova dall'altra parte e si riconosce nella descrizione di colei o colui che difficilmente si sente e si mostra contento e soddisfatto di qualcosa, perché non lo reputa abbastanza bello, interessante, buono, originale, appassionante, intelligente, e via dicendo. 

Ti ritrovi anche tu in queste parole? Può darsi ti sia sentito dire spesso che non ti va mai bene nulla, incontrando dall'altra parte reazioni di rabbia improvvisa o lacrime esasperate dalla frustrazione. Per te svalutare e sminuire sono azioni naturali e automatiche, e le usi tanto sugli altri che su di te: se è quasi impossibile ti sfugga ciò che non va bene o non funziona, è altrettanto difficile che tu ti accorga di piccole e grandi cose belle – poco importa che te le sia procurate da solo o siano un regalo di qualcuno a cui vuoi bene. 

Probabilmente sei cresciuto in un ambiente molto esigente e critico, in cui per sentirsi capaci era necessario fare sempre di più – e quel traguardo, in pratica, non arrivava mai. Alla base c’erano sicuramente le migliori intenzioni, perché incoraggiare a fare meglio è un comportamento affettuoso, che presuppone la fiducia nelle capacità e possibilità dell’altro. Poi è altrettanto importante riconoscere anche quel che c’è ed è già stato fatto, insieme ad accogliere senza giudicare eventuali scivoloni e fallimenti, per imparare da essi e andare oltre – e probabilmente questo è il pezzo che ti è mancato.  

Il punto è che oggi tendi a trattare gli altri nel modo in cui sei stato trattato tu e continui a trattare te stesso: credendo che la soddisfazione sia legata a qualcosa che ancora non c’è, perché quel che c’è non è (ancora) abbastanza. 

Son certa che non è questo che vuoi, né per te né per chi ti sta vicino. Oggi voglio raccontarti cosa puoi fare da subito, per iniziare a modificare il tuo atteggiamento e godere di più, così, della relazione con gli altri e con te stesso. In pratica, cosa puoi fare per non distruggere gli sforzi di chi ti vuole bene, e anche i tuoi. 

  •  Scegli cosa è abbastanza per te, oggi. Non è un invito ad abbassare i tuoi standard (a meno che lo standard non sia la perfezione, perché quella è una impresa impossibile, per quanto desiderabile, non trovi?!), ma a renderli definiti e realistici. Cosa (altro) deve fare il tuo partner per dimostrarti che vuole proprio stare con te? Quanto (ancora) devi fare prima di sentirti fiero di quello che hai fatto fino ad oggi? Finché non ti darai un limite, sarà difficile per te sentirti appagato, perché continuerai a chiedere a te e agli altri sempre di più, perdendo di vista, o ignorando del tutto, cosa vuoi – cioè a cosa corrisponde, in concreto, quel “di più”. 
  • Accorgiti e sorridi di quello che hai. Non voglio invitarti ad accontentarti e vivere nella mediocrità. Motivarsi a fare meglio è un’ottima cosa, ma non se mentre lo fai squalifichi tutto il resto. Allenati a soffermarti anche su cose piccole e che reputi scontate, per iniziare. Festeggia anche i piccoli successi o i singoli passi che fai verso un traguardo più lontano. Gioisci di gesti e momenti banali. Ti assicuro che puoi continuare a costruire grandi cose, anche se ti fermi a godere delle cose scontate. E che ti accorgerai che hai costruito grandi cose solo quando ti concederai la possibilità di fermarti a vederle e festeggiarle.   
  • Trattati come avresti voluto ti trattassero. E fai lo stesso con chi ti vuole bene. Parti dalla tua esperienza e chiediti che parole avresti voluto sentire nel tuo ambiente familiare, cosa ti avrebbe aiutato a sentire che andavi già bene a prescindere da quel che facevi e non era necessario fare sempre di più e sempre meglio. Quel che desideravi allora lo desideri ancora: cerca quelle parole, rivolgile a te, ascolta l’effetto che fanno. Se ti regalano un senso di conforto e sollievo vuol dire che funzionano, e allora puoi iniziare a usarle. Con te e anche con gli altri. 
  • Accogli e sii grato, invece di obiettare. Che in sostanza significa che quando il tuo partner ti propone qualcosa di bello da fare insieme, o tuo figlio ti mostra il disegno che ha fatto, o la tua amica tenta di supportarti con parole di conforto, invece di rispondere con un’obiezione (sì, ma non è la serata giusta; bello, ma potevi colorare meglio questa parte qua; sì, ma il problema rimane), accogli. Se ad esempio non è la serata giusta per la proposta del tuo partner, puoi accoglierla comunque proponendo un momento alternativo in cui realizzarla. Se tuo figlio non ha colorato perfettamente il disegno, puoi intanto complimentarti con lui per le parti che ti sono piaciute invece. Se le parole della tua amica non cancellano magicamente il problema per cui vuole consolarti, puoi ringraziarla per l’aiuto che vuole offrirti. 

Io mi fermo qui e ti cedo il testimone: questo post ha mosso in te riflessioni utili? Raccontami quali! Sarà bello leggerti e continuare la conversazione con te.

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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