Relazioni salvagente e storie di infelicità

 

L’espressione 'relazione salvagente' è nata durante una seduta in studio, mentre con una mia paziente riflettevamo su come la relazione sentimentale che stava portando avanti, trascinandosela anche un bel po’, fosse una sorta di salvagente che le permetteva di restare a galla. Lei aveva iniziato un percorso di cambiamento con me perché non riusciva a chiudere un rapporto già finito da tempo – e poi c’era riuscita, ma ora rieccola: il compagno era diverso e anche la relazione, eppure lei continuava a sentirsi nello stesso modo. Infelice. Consapevole di non volere più quella storia, eppure bloccata al suo interno

Una cosa però era cambiata: la sua percezione del problema. Perché era diversa la prospettiva da cui si osservava sé stessa e la sua situazione. Se prima credeva che la sua infelicità dipendesse dal fatto che non ne poteva più di essere legata a un uomo e si sentiva soffocata dalla loro storia, ora era finalmente pronta per prendere consapevolezza del fatto che, in realtà, era lei non riusciva a stare senza un uomo e la loro relazione.  

Se l’esperienza della mia paziente ti suona familiare, allora questo post può tornarti utile. Perché oggi voglio prender spunto da un piccolo pezzo di questa storia per raccontarti perché molte persone si illudono di poter trovare la felicità aggrappandosi disperatamente alle loro relazioni infelici e perché, invece, queste relazioni non fanno affatto la felicità

I motivi per cui è difficile mettere fine a un rapporto in cui non ti senti (più) comodo e di cui non sei (più) soddisfatto possono essere tanti, ma oggi io te ne dico 3.

3 possibili motivi per cui non riesci a chiudere una storia, anche se una parte di te dice che vorresti.

  • In cuor tuo, sei convinto di non poter aspirare a qualcosa di meglio. Anzi, ti ritieni quasi fortunato per quello che hai, nonostante non ti piaccia, perché l’alternativa che intravedi è: nient’altro. O qualcosa di peggio. Ti dici che nella vita bisogna accontentarsi, eppure ti ritrovi scontento e insoddisfatto.
  • Temi di rimanere solo e di non sentirti (mai più) parte di una altra storia. Il risultato – paradossale, no? – è che ti senti solo comunque e vorresti esser parte di qualcos'altro – un’altra storia.
  • Hai paura che a causa delle tue scelte l’altra persona si senta ferita e che tu venga tormentato dai sensi di colpa. In sostanza, metti da parte te e la possibilità di avere, invece, una relazione appagante pur di non doverti confrontare con il dolore – tuo e del tuo partner. 

Ecco come la relazione che non vuoi si trasforma in un salvagente, che se da un lato ti dà l’illusione di proteggerti dalla tua infelicità, dall’altro, invece, ti ci tiene immerso completamente. 

La verità è che finché crederai di aver diritto a qualcosa di mediocre, cercherai, avrai e costruirai qualcosa di mediocre. E finché vivrai la solitudine come una nemica, il senso di solitudine ti seguirà ovunque, anche quando sarai in compagnia. E finché metterai al primo posto gli altri piuttosto che te stesso, continuerai a tenere da parte anche i tuoi desideri e ciò che puoi rendere possibile nella tua vita. 

Considera questo post un possibile punto di vista da cui poter osservare le relazioni in cui ti senti stretto, scomodo e infelice; da cui vorresti andar via e invece rimani, perché in fondo, in qualche modo, sono confortevoli; in cui ci stai con fatica e insofferenza, ma l’idea di chiuderle scatena immediatamente dentro di te ansia e paura.

Sono relazioni salvagente? Quale parte di te vuoi nutrire e coltivare affinché tu non abbia più bisogno di loro?

 

Se vuoi condividere le tue riflessioni, scrivile qui sotto o vieni Nel tuo posto, il gruppo facebook privatissimo e riservato agli iscritti alla mia newsletter (se non sei ancora iscritto, puoi sempre farlo qui!): in ogni caso, sarò felice di conoscere la tua esperienza! 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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