Quei momenti di (sano) vuoto: breve riassunto di anni di riflessioni [dal diario di una psicoterapeuta]

 

Qualche tempo fa, una mia paziente mi raccontava con enorme stupore di essersi accorta di quanto la sua giornata fosse piena zeppa di azioni, impegni e cose poco nutrienti e appaganti per lei. Tutto era iniziato durante una seduta, qualche settimana prima, in cui l’avevo invitata a osservare e prendere nota delle sue giornate, delle quali si lamentava spesso (ma che non si era mai data la possibilità di osservare da un'altra prospettiva) – perché erano così piene e stressanti, che si concludevano sempre con lei stremata e frustrata sul divano del salotto, a dirsi che ecco, neppure oggi era riuscita a ritagliarsi un tempo, anche piccolo, per prendersi cura di sé e di ciò che desiderava.

Questa esperienza aveva poi dato il via a una riflessione molto più grande e ricca di sfumature, tutte importanti, tutte utili, tutte illuminanti per lei.

Oggi dal mio diario voglio prenderne in prestito solo una per condividerla in questo post: riguarda i momenti di vuoto e quella assai-poco-utile-eppur-diffusa tendenza ad evitarli a tutti i costi - riempiendoli per non venirne sopraffatti.

Evitare il senso di vuoto non è solo una reazione diffusa, ma anche istintiva: il vuoto fa paura e quando siamo spaventati l’istinto ci suggerisce di scappare e metterci in salvo da quel pericolo. Ok, il discorso non fa una piega. Ma ciò che mi sono chiesta, una vita fa, e quel che ho chiesto anche alla mia paziente è: perché i momenti di vuoto sono un pericolo per te?

Se metto insieme la mia esperienza e tutte quelle che ho ascoltato fino ad oggi riguardo all’argomento vuoto e paure annesse, mi accorgo che non esiste una risposta universalmente vera, valida per tutti, a questa domanda. Perché ognuno ha una sua idea di vuoto, gli attribuisce un significato piuttosto che un altro, lo associa a una esperienza specifica e limitata nel tempo o a un lungo periodo della propria vita. E se sei interessato a scoprire la tua risposta, questa è l’occasione per rifletterci su e capire perché il vuoto ti spaventa, perché rappresenta un pericolo per te.

Essere consapevole di questo – ne sono certa - è essenziale per due motivi. Uno, perché puoi smetterla di riempire necessariamente i tuoi momenti di vuoto e anche il più possibile, a costo di inondarli di cose che non ti servono, non ti piacciono o, nel peggiore dei casi, ti fanno anche più male del vuoto stesso. E due, perché puoi affrontare la paura del vuoto e accorgerti di quanto invece possa rivelarsi utile e nutriente.

Ti sembra incredibile?! Lo immagino, e ti dico anche che, invece, è proprio così: utile e nutriente, perché i momenti di sano vuoto – quello consapevole, di cui non hai (più) paura, che non hai bisogno di riempire, da cui non temi di essere inghiottito – possono riservarti grandi e bellissime scoperte

Perché nei momenti di sano vuoto puoi:

  • osservare e guardarti intorno. Gli altri, la natura, la tua casa, oltre la tua scrivania, i dettagli, il posto in cui passi gran parte del tuo tempo, quel quadro che non avevi mai guardato con attenzione, quello che hai già conquistato e fatto tuo.
  • ascoltarti e guardarti dentro. Di cosa hai bisogno, cosa ti piace, cosa non sopporti, che emozione provi, come puoi usarla, quello che già sai di te, ciò che ancora non sai e vuoi scoprire.
  • mettere a fuoco le cose importanti. Cosa vuoi coltivare, cosa o chi vuoi lasciar andare, cosa vuoi fare e con chi, cosa non vuoi più fare, a cosa vuoi mettere fine, cosa vuoi iniziare.

Perché i momenti di (sano) vuoto possono diventare tra i migliori che ognuno di noi sceglie di riservarsi, nella propria vita.

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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Commenti: 1
  • #1

    fede (giovedì, 15 marzo 2018 19:05)

    La persona stressata non si accorge di esserlo così tanto da soffrirne, è convinta di essere solo stanca, finchè qualcun'altro le apre gli occhi, o meglio la mente. Ma spesso è già troppo tardi. Si potranno riparare i danni? Io credo di no, si possono solo deviare.