Rialzarsi dopo una (brutta) caduta: riflessioni sparse [dal diario di una psicoterapeuta]

 

Una delle cose che voglio fare nel 2018 – mi sono detta – è scrivere di più di psicoterapia (e dintorni) dal mio personalissimo punto di vista. Ho pensato a lungo a come volevo farlo. Poi, un giorno, mentre riordinavo la scrivania mi sono ritrovata tra le mani il mio quadernetto di appunti, dove scrivo le riflessioni che faccio al termine di giornate lavorative particolarmente intense e stimolanti, in cui ho ricevuto tante domande (via mail o durante le sedute in studio e su skype), o i racconti che ho ascoltato hanno attivato in me una serie di connessioni e pensieri fruttuosi, o ho letto qualcosa in giro (nel web, in un libro, nei social) che mi ha fatto fermare a riflettere. Per intenderci, una sorta di diario.

Torno sul blog inaugurando una nuova rubrica – il diario di una psicoterapeuta, per l’appunto. Un appuntamento mensile in cui condividerò con te le mie riflessioni sulla felicità (e l’infelicità), risponderò alle domande che ricevo, ti racconterò un libro che ho letto e che potrebbe interessare anche a te, ti racconterò i dietro-le-quinte delle (mie) sedute di psicoterapia.

Oggi voglio condividere con te le mie riflessioni sugli scivoloni della vita e su quanto possa essere difficile rialzarsi – mentre so per esperienza non solo professionale ma anche personale, che rialzarsi è possibile, anche quando lo si crede impossibile.

Che sia la fine (voluta o no) di una relazione, la perdita di un punto di riferimento, una brutta e inaspettata notizia, di qualsiasi cosa si tratti, probabilmente sarà capitato anche a te di sentirti crollare il mondo addosso. E di sentirti così perso e dolorante da non credere possibile una via d’uscita a tutta quella fatica.

Ho imparato sulla mia pelle che i momenti della vita in cui cadiamo – o veniamo spinti a terra da qualcuno – sono quelli in cui ci troviamo costretti a decidere come proseguire: lasciarci sprofondare o rialzarci, lasciarci corrodere da rabbia e delusione o guardarci intorno per lasciar spazio alle alternative, rintanarci nel nostro mondo in assoluta solitudine o concederci nuove e speranzose possibilità di esplorare.

Mi capita spesso di proporre ai miei pazienti una certa visione della caduta: un momento prezioso che la maggior parte delle volte si rivela anche la cosa migliore che potesse capitare. Perché delle volte sono proprie certe cadute che li aiutano a tornare vivi in un punto del loro percorso in cui procedevano stanchi e spenti. Perché è proprio grazie a una caduta (o a più di una) che scoprono di essere diversi da quel che credevano da una vita. Perché le cadute portano con sé un regalo: la possibilità di (ri)fiorire. In un modo tutto nuovo, curioso, sorridente, appagante. Sì, lo so, ti immagino lì, con gli occhi sgranati e increduli a pensare che farfuglio sciocchezze anche alquanto strane e assurde, perché è una cosa difficile da credere. Eppure – fidati! – è proprio così!

Con il passare del tempo, riflettendo su alcuni eventi della mia vita e ascoltando ogni giorno le storie di chi cade e poi si rialza, in qualche modo, mi sono convinta che uno dei principali motivi per cui rialzarsi dopo una caduta sembra difficile o impossibile, è nutrire l’aspettativa (delle volte neppure troppo segreta) che le cadute, nella vita, non debbano proprio esserci. Che tutto (o quasi..) debba andare sempre secondo i nostri desideri. Che emozioni come tristezza, delusione, paura, ansia, non debbano mai far parte della nostra vita. Che il fallimento debba essere un’esperienza lontana anni luce da noi. E gli imprevisti – quelli dolorosi – non pervenuti.

Poi, invece, queste cose accadono. Generalmente, quando meno te l’aspetti, o perlomeno è questa la sensazione che ti accompagna. Ma se ti fermi un attimo a pensarci su, la realtà è che la tua aspettativa era tutt’altra – leggi: un irrealistico questo-a-me-mai. Immediatamente dopo, ti ritrovi a sguazzare in quell'improduttivo “ma perché proprio a me?”, quando probabilmente sarebbe più utile chiedersi: “ma perché a me no?”

La verità è che rialzarsi fa parte della vita, proprio come gli scivoloni e la cadute più infelici. Può essere doloroso (lo so!), ma mai impossibile.

E se ti trovi in un momento difficile, proprio ora, e vuoi cambiare le cose, inizia a farlo chiedendoti: cosa mi serve per rialzarmi? E cosa posso fare, in concreto, da subito, per procurarmela? Ma anche: sono sicuro di non averlo già, quel che mi serve?

Del resto, continuare a dirti che sei uno sfigato, capitano tutte a te e non ce la farai mai (ad essere forte, vivere una vita felice, procedere nonostante tutto), dubito funzionerà, tu che dici?

 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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