Dietro la (tua) tendenza a rimandare a domani

 

Uno dei problemi più diffusi che ascolto intorno a me, dentro e fuori il mio studio, è la tendenza a rimandare a domani (leggi: più in là possibile. Oppure mai?) le cose da fare - ossia quelle che suscitano ansia o richiedono un cambiamento. Rimandare regala brevi ma intensi istanti di sollievo e mette in una condizione di calma apparente: è il suo effetto immediato. Ma a fine giornata o il giorno dopo, arriva puntuale il suo effetto a lungo termine: insoddisfazione, ansia, senso di inadeguatezza, malessere sparso. Fino alla prossima decisione di rimandare, che, inevitabilmente, attiva un circuito che fa più o meno così: “che ansia!” – “che sollievo!” – “che disastro!”.

È l’arte della procrastinazione, e i più esperti nel campo, ossia i procrastinatori incalliti, raccontano che uscire da questo circuito ansiogeno è praticamente impossibile (hai presente la frase: “è più forte di me!”?).

Se l’argomento ti è familiare, sei nel posto giusto. Oggi, con questo post, voglio raccontarti cosa c’è dietro la tua tendenza a rimandare a domani ciò che potresti (e ti dici anche che vorresti!) fare oggi, per aiutarti a prendere consapevolezza di cosa ti succede, così che tu abbia uno strumento per iniziare a cambiare le cose.

Partiamo da ciò che immagino tu sappia già. Sai benissimo che quando rimandi qualcosa, la tensione si allenta e ti senti immediatamente più sereno e rilassato. Anche se ti dici che puoi star tranquillo perché hai tempo, in cuor tuo sai benissimo che è la scusa che usi per continuare a rimandare. Sai benissimo che rimandare è uno dei tuoi punti deboli, non ti piace quando lo fai e al contempo lo senti come un modo di agire inevitabile.

Ma, come mi disse una volta una mia cliente mentre esploravamo la sua tendenza a rimandare a domani, “il problema non è quello che so, ma perché continuo a farlo!”

Per paura. Quando decidi di rimandare qualcosa a data da destinarsi, eviti di affrontare la paura che sperimenti in relazione a quella cosa. Prendi quel corso di yoga a cui dici di volerti iscrivere da tempo: con cosa ti ritroveresti a confrontarti partecipandovi? Con nuovi incontri da gestire? - “e se poi apparissi come il solito imbranato?” Con un nuova esperienza in cui sperimentarti? – “e se non mi portasse nulla di buono?” Con un modo diverso di iniziare (o concludere) le tue giornate? - “e se si rivelasse l’ennesima cosa da fare nella mia già pienissima giornata?" Di qualsiasi cosa si tratti, probabilmente, è qualcosa che ti spingerebbe verso un piccolo cambiamento, desiderato per certi versi, temuto per altri. E quando si ha paura, la reazione più diffusa – si sa – è fuggire. Peccato non sia sempre anche la più efficace.

Per sentirti al sicuro. Scegliere di agire invece di rimandare, ti permetterebbe di sentirti come desideri: contento, appagato, in pace. Ma quando rimandi ti senti al sicuro, perché non devi far nulla di diverso da ciò che sei solito fare da una vita. È vero, in questo modo ti condanni a sentirti perennemente insoddisfatto e scontento di te stesso, ma – incredibile da credere – è una condizione conosciuta e familiare e, pertanto, rassicurante. Se ti iscrivessi a quel corso di yoga, per esempio, probabilmente ti sentiresti imbarazzato a muoverti in un gruppo di sconosciuti e rimpiangeresti per buona parte della lezione la possibilità che avevi, invece, di rimanere a casa, confortato dai cuscini del tuo divano. Ma ti daresti anche la possibilità di realizzare un tuo desiderio, rendere concreto un buon proposito, esplorare una terra sconosciuta. E rischieresti anche di sentirti fiero di te.

Qualsiasi cosa tu tenda a rimandare a domani - che sia il corso di yoga, un esame all’università, un nuovo lavoro, una telefonata, un nuovo incontro – ci sono (almeno) due cose che puoi iniziare a fare:

  • affrontare la paura invece di scansarla. Perché finché continuerai a evitarla, ti negherai il diritto di  costruire quello che vuoi per te.
  • concederti la possibilità di sentirti insicuro. Perché finché continuerai a coltivare ciò che non ti soddisfa solo perché è rassicurante, ti impedirai di conoscere, sperimentare e cogliere occasioni che potrebbero fare al caso tuo.

Da cosa vuoi iniziare? Fammelo sapere commentando questo post, sarò felice di continuare la conversazione con te!

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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