Perché non faccio consulenze di 5 minuti

 

Ho sentito la necessità di scrivere questo post per fare chiarezza su un aspetto fondamentale del mio lavoro, senza il quale – se mi fermo un momento a pensarci, in effetti – tutto quello che faccio per e insieme alle persone che richiedono il mio aiuto, non avrebbe alcun senso. Sto parlando del valore: quello che attribuiamo a noi stessi, agli altri, alle scelte che facciamo, al motivo per cui le facciamo.

Era da un po’ che ci riflettevo e pensavo di scriverci qualcosa, specialmente da quando ho ricevuto un’altra telefonata da parte di una persona che voleva le dedicassi “solo 5 minuti” del mio tempo al telefono per ascoltare il suo problema e fornirle la soluzione. 5 minuti. Per ascoltare con tutta me stessa il problema che tormenta qualcuno, e anche per elaborare la soluzione migliore per lui/lei, come se fossi un computer – o una maga? - che ha una risposta a tutte le domande.

Mmmh no, non è realistico. E non solo perché sono una psicologa (e non una maga, per l’appunto!), ma anche perché il mio lavoro si muove su binari diversi.

Oggi voglio cogliere l’occasione per mettere insieme un po’ di riflessioni che mi frullano in testa da un po’ di tempo per raccontarti 2 motivi per cui non faccio consulenze di 5 minuti.

Per iniziare, perché le persone valgono molto più di 5 minuti del mio e del loro tempo. Se penso a quando ascolto le persone nel mio studio o su skype, sono lì con loro con tutta me stessa e non solo fisicamente. Non sento solo con le orecchie le loro parole, ma leggo e rifletto sulla loro esperienza mentre la ascolto. Sono attenta alle mie emozioni, a ciò che provo io, mentre mi raccontano cosa sentono loro. Attivo il mio intuito oltre a tutto quello che so. E tutto questo, perché quella persona e la sua richiesta di aiuto merita tutta la mia attenzione, la mia esperienza e un tempo che va ben oltre 5 minuti. Accettare di fare una consulenza di 5 minuti, dunque, non solo non è realistico, ma sarebbe anche un modo in cui svaluterei il valore e l’importanza delle difficoltà e dell’esperienza di quella persona – e io non voglio farlo.

Poi, perché non esistono risposte o soluzioni standard, valide per tutti e per tutti i problemi (o categorie di problemi), quelle “da manuale”, che puoi dare in 5 minuti. Piuttosto, esistono le persone e i modi in cui ognuna di esse legge le esperienze, vi risponde, le vive, le costruisce o trasforma. Modi tutti diversi, perché ogni persona ha la sua storia, le sue emozioni, le sue credenze - ed è con tutte queste cose che si muove nella (sua) vita.

Che non esistono risposte standard (ad A non corrisponde sempre B, e A non determina sempre B!) l’ho capito molto presto quando ho iniziato questo lavoro - in sostanza, quando ho iniziato a mettere in pratica quello che avevo studiato sui libri, ma ancora di più quando ho lasciato i libri a casa e ho iniziato a parlare con le persone, ad accoglierle e ascoltarle. E a scoprire il loro mondo, o a volte anche solo un piccolo pezzo di esso. Ho capito che nel mio lavoro le categorie servono e sono uno strumento utilissimo, ma quando vuoi aiutare le persone è la loro unicità la cosa più importante a cui prestare attenzione.

 

E tu, quale e quanto valore dai a te e alle cose che ti riguardano? Come ti prendi cura della tua unicità? Prenditi qualche momento per pensarci e, se ti va, condividi le tue riflessioni con qualcuno di cui ti fidi:le renderai più reali e concrete!

Io torno la prossima settimana con qualche spunto sull'argomento che spero ti sarà d'ispirazione :)

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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Commenti: 1
  • #1

    Maria Pia (sabato, 19 novembre 2016 16:38)

    Ciao, sono una collega; d'accordissimo con te!!!