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Tre cose da sapere se vuoi perdonarti

Ci mettiamo nei panni degli altri anche quando non ci viene richiesto. Ascoltiamo le loro emozioni, giustifichiamo le reazioni, sospendiamo il giudizio e accogliamo scelte, limiti, errori.

E poi, quando si tratta di noi, quanto è difficile invece avere a che fare con i nostri, di panni? Quanta fatica si fa, a volte senza neppure riuscirci, a perdonarsi e concedersi la possibilità di sbagliare?

Osservare il proprio modo di trattarsi

Per molte persone l’autocritica eccessiva è l’unico modo di trattarsi che conoscono.

Probabilmente sono cresciute in un ambiente molto critico, con pochi margini di flessibilità e libertà espressiva, in cui hanno respirato uno stile relazionale giudicante. Nel tempo, il modo in cui si sono sentite trattate, viste e guidate, è diventato quello con cui si relazionano con se stesse ancora oggi. 

A volte, anche laddove non c’è stato nessun rimprovero mortificante o critica diretta agli sbagli commessi, la percezione di un gesto, uno sguardo o un’espressione del volto che lascia intravedere un vissuto di delusione negli adulti di riferimento, può incoraggiare la costruzione di aspettative altissime nei propri riguardi, che, proprio perché difficili e a volte umanamente impossibili da soddisfare, portano a sentirsi inadeguati, falliti, sbagliati. E a darsi addosso per tutto questo con grande facilità.

Come per tutte le cose che ci piacerebbe cambiare, il primo passo per riuscirci è renderci consapevoli di quel che accade. Così, per imparare a perdonarsi è fondamentale osservare il modo severo con cui ci si tratta e comprendere da dove arriva e come mai è diventato il modo privilegiato con cui rapportarsi con se stessi. 

Il diritto di volersi bene

Mi tornano spesso alla mente le parole di una paziente che un giorno mi disse che era stanca di darsi incessantemente addosso e che era arrivato il momento di abbracciarsi invece di demolirsi. Quale modo migliore, se non questo, per descrivere con poche e amorevoli parole l’intenzione di volersi bene?

Di accogliere ogni parte di sé invece di criticarsi costantemente, di comprendersi invece di punirsi, di essersi amica invece che nemica? 

Volersi bene non è una scelta così semplice per chi è solito trattarsi con durezza e giudicarsi senza tregua, e a volte desiderare di trattarsi diversamente potrebbe non essere abbastanza per riuscirci. Occorre sentire dentro di sé il diritto di meritarlo, e quando questo non succede, chiedere aiuto per recuperarlo e dargli spazio, finalmente. 

Trattarsi con gentilezza

Per perdonarsi per i propri errori e le proprie mancanze, a volte anche per quel che si è, può volerci tempo, cura e impegno. Non si tratta, infatti, di modificare una singola azione o una specifica parola, ma di ammorbidire una modalità automatica, e generalmente anche abbastanza antica, di agire nei propri confronti. 

In alcuni casi, il solo fatto di sapere che esiste anche per se stessi la possibilità di guardarsi con gentilezza ed empatia, diventa una consapevolezza confortante a cui poter tornare quando ci si sente stretti nei propri giudizi senza sconti di pena. 

C’è sempre spazio, poi, per sperimentare nuovi modi di avere a che fare con sé, mettendo in conto la possibilità di sbagliare, ad esempio, o concedendosi una prestazione imperfetta. E ascoltarsi, coglierne l’impatto sul proprio mondo emotivo, osservarne le conseguenze intorno a sé. 

Ogni passo verso la possibilità di trattarsi con più gentilezza, che sia una nuova consapevolezza acquisita, un nuovo permesso concesso, un piccolo cambiamento di cui essere contenti, avrà valore perché contribuirà a regalarsi un’esperienza desiderata e diversa da quella che si è soliti vivere. E prima di questo, a rendere più solido l’intento di perdonarsi, una volta per tutte. 

 

[Ho scritto questo post il 31 ottobre 2016, e l'ho rivisto e arricchito sei anni dopo]

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Amo ascoltare, (ri)costruire insieme, emozionarmi. 

Accolgo chi vuole fare un pezzo di strada insieme a me nel mio studio a Roma e online.