Cose belle che ho visto nel mio studio

 

Mi piace pensare al mio studio come un luogo speciale che protegge tutte le storie che incontro nel mio cammino di psicoterapeuta. Quando entro nella mia stanza, prima di iniziare i colloqui, mi prendo sempre un breve momento per godere dell’atmosfera di quello spazio, che percepisco così sicuro e accogliente – e non di certo per il modo in cui è arredato (anzi, il primissimo studio in cui ho iniziato a incontrare i miei pazienti era davvero brutto!), ma per l’aria che si respira appena vi metto piede: familiare, grazie a ciò che le persone che mi chiedono aiuto decidono di condividere come me e anche con se stesse, in quello spazio così estraneo, eppure così intimo e caldo.

Nel mio studio ascolto molte esperienze difficili, spesso tormentate e corredate da emozioni sgradevoli di ogni tipo: dispiacere, ansia, preoccupazione, confusione. Di certo, come potrai immaginare, le persone non si rivolgono a me per farsi gioiose chiacchierate, ma perché si trovano in difficoltà, e spesso da molto molto tempo. Eppure, io non penso al mio studio come un luogo di sofferenza e rassegnazione, dove mi reco contro voglia o dove lavoro con fatica. Al contrario: è un posto colmo di cose ed emozioni belle – sarà perché è qui che alcune persone cominciano o ricominciano a fare scelte consapevoli e felici?

Nel mio studio sono successe molte cose belle, e mi sono detta: perché non portarle fuori e condividerle con chi mi legge? Perché non usare il mio blog per raccontarne alcune, così, mentre le metto per iscritto, posso renderle ancora più vere e trasformarle in ricordi belli di cui godere ogni volta che mi va o con cui ricaricarmi nelle giornate più faticose? Ok, allora eccomi qui: ti racconto 3 cose belle che ho visto succedere nel mio studio. E man mano che le condivido con te, ti regalo qualche suggerimento per poterle usare anche tu, nella tua vita di tutti i giorni.

 

La forza di una relazione calda e accogliente.

Fin da piccoli, le relazioni sono lo spazio in cui impariamo a vederci e costruiamo una immagine di noi stessi. Non è un caso che se sei cresciuto in un ambiente critico e poco caldo, per te sia così facile criticarti tanto e accoglierti poco.

Una delle cose più belle, e anche la prima, che prende spazio nel mio studio è una relazione (tra me e chi mi chiede aiuto) autentica, accogliente, mai giudicante, calda. In cui è possibile aprirsi in tutta libertà e mostrarsi per quelli che si è, senza rischiare di venir criticati per questo o di non piacere. È in questa esperienza relazionale che avvengono i migliori cambiamenti, perché le persone sperimentano un modo diverso di stare in relazione e iniziano a respirare, finalmente. E mentre fanno questa nuova esperienza, via via si danno sempre più la possibilità di trattarsi diversamente da come si sono trattati (e si sentivano trattati) fino a quel momento – secondo le vecchie e naturali abitudini di critica, disistima, non accettazione di sé.

Se questo è un tasto dolente per te, fermati un momento a riflettere: in quale relazione, anche non attuale, anche di breve durata, ti sei sentito finalmente libero di mostrarti per quello che sei? Cosa in quella relazione ti ha aiutato a sentirti autentico? Individua almento 2 aspetti e prendine nota: parlano di te, di ciò di cui hai bisogno, di ciò che ti è mancato. Prenditene cura!

 

La possibilità di darsi una possibilità.

Sembra una cosa facile e scontata - darsi una possibilità - ma non lo è affatto. Specialmente se fatichi a vedere una soluzione per il tuo problema o delle strade alternative, più felici, a quella che hai intrapreso o, semplicemente, un modo diverso di gestire la situazione che stai già affrontando, sì, ma con difficoltà e senza riuscire a ottenere nessun buon risultato che ti soddisfi. Quando ti trovi incastrato in questo potente circuito, è facile, piuttosto, lasciarsi pervadere da un sentimento di rassegnazione che generalmente va a braccetto con la convinzione che “ormai è così, non posso farci nulla”. Molte delle persone che arrivano nel mio studio non sanno ancora di aver già fatto un passo verso la direzione opposta, ossia quella di darsi la possibilità di risolvere il proprio problema, perché mentre chiedono aiuto per ciò che non riescono a comprendere e gestire da soli, hanno già iniziato a cambiare prospettiva: da "non posso farci nulla" a "vediamo se c'è una soluzione". È bellissimo osservare questo grande passo travestito da dettaglio e anche condividerlo e gioirne con loro - specie con chi non ci aveva proprio pensato!

Esperienza familiare per te? E allora, rifletti su ciò che ti affligge in questo momento della tua vita: c'è sempre qualcosa che puoi fare per stare meglio, anche un dettaglio, un piccolo passo per iniziare - tu la stai già facendo?

 

La possibilità di scappare per poi ritornare.

Nel mio studio ho incontrato anche delle persone che non ho più visto dopo i primi 2 o 3 colloqui: più mi raccontavano la loro storia e mettevamo a fuoco gli aspetti infelici della loro vita, aspetti di cui volevano prendersi cura, più saliva in loro la paura di affrontarli e anche di cambiarli, seppur fonte di insoddisfazione, dolore, ansia, fatica. Se è vero che scappare è una scelta possibile (forse non utile, ma possibile), è vero anche che è possibile tornare indietro, ancora spaventato e ancora desideroso di cambiare quello che non va più bene (o non è mai andato bene), ma deciso ad andare avanti, nonostante la paura. Quando le persone ritornano, quando sono davvero pronte a prendersi cura di sé, ecco, questa è una delle cose più belle che ho visto nel mio studio.

E tu? Individua quella situazione che eviti per paura. Non ti invito a fare i salti mortali per superarla, al contrario. Ti sei mai chiesto se quella situazione è ciò che vuoi davvero? La stai evitando per paura o perché non fa per te - o almeno, non ancora? La risposta a queste domande ti suggerirà il prossimo passo che puoi fare.

 

Questo è un pezzo della mia esperienza, ora tocca a te! Se vuoi raccontarmi cosa hai scoperto leggendo questo post, sai dove trovarmi :)

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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Commenti: 1
  • #1

    dario (giovedì, 08 dicembre 2016 23:00)

    """Una delle cose più belle, e anche la prima, che prende spazio nel mio studio è una relazione (tra me e chi mi chiede aiuto) autentica, accogliente, mai giudicante, calda."""
    Arduo, altamente complesso ....quando un cliente ha storia particolarmente tormentata.