Cosa ho imparato dalle relazioni che NON funzionano (e che ho lasciato andare)

 

Le relazioni umane sono vitali per il nostro benessere e, per come la vedo io – tenendo conto anche di ciò che osservo e vivo intorno a me e nel mio studio - sono una delle cose più belle (e desiderate) che contribuisce alla nostra felicità. Importanti, preziose, fondamentali: è per questo che scegliamo di investire parte del nostro tempo e delle nostre energie per coltivarle e impegnarci a farle funzionare come vorremmo, in modo, cioè, che siano effettivamente preziose e indispensabili per vivere felicemente.

E se...poi, invece, non funzionano affatto? E se dopo aver dedicato tanto di noi a quelle relazioni, queste alla fine ci sembrano solo fonte di delusione e infelicità?

Oggi è proprio di questo che voglio scrivere: delle relazioni che non funzionano. A partire dalle mie esperienze personali, per iniziare: amicizie e collaborazioni lavorative che non hanno funzionato, nonostante il tempo, l’affetto, le speranze e le energie che vi ho dedicato, dalle quali sono uscita a volte triste, a volte delusa, a volte arrabbiata.

Credo che le relazioni, proprio perché hanno un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi, siano un ambito in cui si impara sempre, sia che si tratti di rapporti felici e appaganti, sia di quelli dolorosi e deludenti. Ecco perché voglio condividere con te alcune consapevolezze che ho maturato fino ad oggi, nel mio cammino di persona e psicoterapeuta. E spero saranno per te degli spunti su cui riflettere, se ti trovi tra le mani una relazione che non funziona, in cui ti senti frustrato, deluso, insoddisfatto.

 

Le relazioni si costruiscono (e coltivano) in compagnia.

 

Il fallimento di una relazione è la somma delle responsabilità di tutte le persone coinvolte. Sì, perché:

  • nelle relazioni interpersonali - si sa - non si è soli: le emozioni che proviamo e i comportamenti che decidiamo di mettere in atto non succedono per caso, ma rispondono agli stimoli che riceviamo in quella relazione. Le nostre risposte diventano, poi, stimoli per gli altri che reagiranno a loro volta. In questo circuito interpersonale, ognuno è responsabile dello stimolo che invia. Pensa a quando ti sei sentito deluso o arrabbiato: quale comportamento dell’altro (stimolo) ha stimolato quella tua specifica reazione (risposta)? E il tuo comportamento, poi, quale reazione potrebbe aver provocato nell’altro? In sostanza: come ognuno di voi ha contribuito a quel risultato che oggi ti fa penare?
  • le relazioni non sono delle macchine che possono essere azionate a distanza, o programmate per procedere da sé. Perché una relazione funzioni – e anche bene, è necessario che le persone che ne fanno parte vi siano immerse, senza se e senza ma, e ne siano protagoniste, parti presenti e attive. Che, se vuoi, è un po’ come dire: i buoni propositi non bastano, se poi non fai nulla per renderli azioni concrete. Fermati a riflettere un momento su quella relazione tanto importante per te, ma fonte di insoddisfazione: cosa fai, in concreto, per coltivarla e renderla appagante? E l’altro, da parte sua, come la coltiva?

 

Essere autentici per vivere relazioni vere.

 

Vivere una relazione vera e sincera, che abbia basi solide e in cui ci si possa affidare appieno, è un desiderio di molte, moltissime persone – e probabilmente anche il tuo. In tanti, però, mentre guardano vogliosi ma rassegnati al risultato (“sì, sarebbe fantastico, ma è impossibile…”), dimenticano un ingrediente fondamentale per raggiungerlo: l’autenticità.

  • Con se stessi, per cominciare. Il primo passo che possiamo fare per contribuire allo sviluppo di una relazione vera - autentica, appunto – è riconoscere, in tutta onestà, cosa noi vogliamo in quella relazione, come vogliamo starci, cosa ci aspettiamo dall’altro, cosa e quanto siamo disposti a dare. Tutta la verità, nient’altro che la verità! Anche quando si tratta di una verità difficile anche solo da pensare, perché il punto è: se tu per primo critichi il tuo desiderio (o la tua aspettativa), al punto da non riuscire a pensarla e renderla reale tra te e te, come puoi pretendere che l’altro lo soddisfi?
  • E con gli altri. Il passo successivo viene da sé: riconoscere anche con l’altro ciò che ci riguarda (in quella relazione) ed accogliere, in tutta onestà, ciò che l’altro ci comunica di sé. In pratica, rendere manifesto quello che già c’è, solo che spesso rimane implicito, non detto, ma non per questo meno vero.

Mostrarsi all’altro in modo autentico - con specialità, paure e limiti annessi – può fare molta paura, lo so. Ma ti invito a osservare questa possibilità da un altro punto di vista. Il grande rischio che corri è che anche l’altro sarà più disponibile a essere autentico con te (contribuendo alla relazione ambita di cui sopra) e che una relazione autentica, dunque, non sarà più solo un desiderio, ma una realtà in cui puoi immergerti e di cui puoi godere. Io dico che è un gran bel guadagno, tu che ne pensi?

 

A mio parere, responsabilità condivisa e autenticità reciproca sono due aspetti essenziali delle relazioni che funzionano: senza di esse, rimane solo la fatica di trascinare una relazione che probabilmente non è mai iniziata.

Ecco perché tenere a mente queste consapevolezze mi ha aiutato a lasciar andare (e a volte a chiudere, anche solo dentro di me) le relazioni che non hanno funzionato nella mia vita. Perché più la rabbia e la tristezza legate a quella relazione che fa male, si sciolgono, più noi diventiamo liberi e padroni di lasciare andare, per far (più) spazio alle relazioni che, invece, funzionano e possono funzionare.

 

Ora lascio la riflessione a te: se vuoi condividerla con me, puoi scrivermi una email o lasciare un commento a questo post!

 

CONDIVIDI


 

Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




Scrivi commento

Commenti: 0