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Le emozioni che non dici

 

Torno a parlare di emozioni: argomento che, in un modo o nell'altro, torna puntuale nelle storie che ascolto, che sia in studio, online o nelle mail che ricevo, anche quando il motivo per cui è stato chiesto il mio aiuto non è direttamente un problema – chiamiamolo – emotivo.

Questo post è per chi conosce e sa riconoscere le emozioni che prova, ma sceglie di non darvi voce, nascondendole, trattenendole, spegnendole (apparentemente) soprattutto agli occhi degli altri e spesso anche ai propri. Spesso dietro questo modo di gestire le proprie emozioni, si nasconde la convinzione che le emozioni debbano essere un fatto privato, una roba che non va mai e per nessun motivo condivisa con il mondo.

I motivi possono essere vari. Nel tempo, ho individuato almeno 3 perché:

  • sarebbe un chiaro segno di debolezza. Tipico di una persona che non se la sa cavare da sola, non è abbastanza forte (mentre deve esserlo sempre, a tutti i costi!), ha bisogno di aiuto.
  • provocherebbe un giudizio. Come se esprimere le emozioni non fosse un diritto di tutti. E come se fosse irrilevante il modo in cui vengono espresse, perché se può essere naturale e anche molto sano manifestare la tristezza che si prova per una grande perdita, non è altrettanto protettivo né efficace arrabbiarsi e poi dare sfogo alla rabbia picchiando qualcuno.
  • susciterebbe vergogna. Come se ci si stesse denudando dinanzi a degli sconosciuti, in mezzo alla strada.

In realtà, se metti un momento da parte la convinzione che le emozioni non devono essere manifestate né tanto meno condivise, e ti concedi la possibilità di cambiare prospettiva, puoi accorgerti di alcuni aspetti importantissimi. 

 

Le emozioni esistono, anche quando non le vogliamo. Questo è un fatto, e nasconderle o non dichiararle non contribuisce a farle scomparire magicamente. Al contrario, quello che ho potuto constatare è che le emozioni inespresse, a cui sono state tolte voce e spazio, sono le più prepotenti. Si fanno vive attraverso il tuo corpo, sotto forma di disagio fisico (insonnia, dermatiti, disturbi gastrici, mal di testa, dolori articolari, solo per fare qualche esempio), a volte si trasformano in un’ansia costante, difficile da collocare,  invalidante, altre volte in una bomba a orologeria pronta a scoppiare al primo cedimento del tuo (auto)controllo. In pratica, procedono e parlano, anche se tu non vuoi. La domanda è: dove vanno a finire, anche se tu non te ne accorgi?

 

Le emozioni sono pezzi importanti di te, come le tue idee, quello che ti passa per la testa, i tuoi desideri, come scegli di comportarti nella tua vita. Escludendole tagli anche una parte di te, oltre che una potentissima risorsa che può segnalarti ciò di cui hai bisogno (e tu puoi scegliere se e come procurartelo). Una volta una paziente mi disse: “quando ti racconto le mie emozioni mi sento veramente libera”. Non avrei saputo sintetizzare questo concetto con parole migliori delle sue.

 

Le emozioni creano relazioni. Se tieni conto di come tu ti senti in quella data relazione (accolto, solo, amato, trascurato?) puoi anche decidere se ti va di starci o come vuoi farlo, se vuoi modificare qualcosa, o se vuoi godertela e basta. Quando condividi con l’altro le tue emozioni, anche quelle spiacevoli o dolorose, stai contribuendo a costruire un rapporto intimo. Se sei disponibile ed interessato ad ascoltare le emozioni dell’altro sei pronto a dargli spazio e ad accoglierlo nel tuo mondo relazionale.

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.