Perché un percorso di cambiamento è come una storia d’amore

 

Sarà perché la relazione che si istaura tra me e chi mi chiede aiuto, di fatto, è uno degli strumenti più potenti ed efficaci del mio lavoro. O perché uno degli ingredienti più importanti di un percorso di cambiamento è il desiderio di costruire, ritrovare o coltivare l’amore incondizionato verso se stessi. O perché l’amore c’entra sempre, quando parli di felicità – che sia amore per se stessi, per gli altri, per il proprio lavoro, per la propria vita.

Sarà per tutti questi motivi insieme, che mi sono ritrovata a immaginare i percorsi di cambiamento come delle storie d’amore, e oggi in questo post voglio condividere con te le mie riflessioni. Per farlo prenderò spunto da storie vere, che ho vissuto nel corso degli anni insieme alle persone che ho incontrato nel mio studio e che hanno condiviso con me un pezzo della loro vita, con mia grande gioia. 

Ho visto molti percorsi di cambiamento partire in quarta, proprio come fa un innamorato all’inizio della sua storia d’amore, quando idealizza il suo partner, spogliandolo di tutti i difetti per esaltarne solo i pregi, e la coppia diventa fonte di felicità assoluta. Tutto ha sapore di speranza, benessere, leggerezza, fiducia nel futuro: la coppia è nella fase che viene definita simbiosi. Come quando si inizia un percorso di cambiamento: tantissima voglia di aggiustare le cose e ricominciare, finalmente, e spesso la certezza di riuscirci in tempi brevissimi.

Poi, la storia d’amore cresce e arriva un momento in cui l’entusiasmo inizia a smorzarsi: improvvisamente agli occhi dell’innamorato sono ben visibili i difetti del partner e anche quanto è diverso da sé (hai presente la frase “mi sembri cambiato!”?). Dopo l’incanto, la disillusione (ossia la differenziazione). In questa fase, molte coppie si rompono e i partner si separano o si allontanano emotivamente l’uno dall’altro, pur senza separarsi fisicamente. E spesso anche nei percorsi di cambiamento arriva il momento della disillusione: quando si iniziano a toccare punti dolorosi, o si inizia a cambiare quello che, sì, è fonte di insoddisfazione e infelicità, ma allo stesso tempo così familiare, certo, conosciuto – e l’ignoto, si sa, molte volte fa paura. Alcuni percorsi di cambiamento si fermano qui, altri proseguono.

Le coppie che rimangono unite sono pronte per la sperimentazione: una volta capita e trovata la propria identità all’interno della coppia, i due possono cercare se stessi e la propria autonomia al di fuori di essa, in concreto dedicandosi anche spazi e tempi privati.

Allo stesso modo, in un percorso di cambiamento, arriva il momento di sperimentarsi nel mondo reale, utilizzando le consapevolezze raggiunte, o – come mi disse una volta una mia cliente – “indossando i (miei) nuovi vestiti” (leggi: tutto ciò che aveva imparato su di sé, sul suo modo di relazionarsi con sé e con gli altri, su come voleva muoversi nel suo mondo, per sentirsi in pace e soddisfatta).

Dopo essersi sperimentati fuori dalla coppia, gli innamorati tornano all’ovile: in pratica, sicuri di poter conservare i propri spazi e la propria individualità, possono dedicarsi sia a se stessi che alla coppia, cercando sostegno nell’altro (e offrendolo) e lasciandosi andare, intimamente, nella relazione, senza il rischio di annullarsi e perdersi all’interno di essa. È la fase del riavvicinamento. Come quando in un percorso di cambiamento una persona si sente libera di riavvicinarsi a se stessa, prendendo in mano le sue scoperte, i bisogni, le emozioni, i suoi punti forti, i desideri. E tenendoli presenti, per agire di conseguenza, diversamente da quando li ignorava o li svalutava.

E mentre la coppia si gode quella che viene chiamata fase dell’interdipendenza, vivendo la piena intesa di coppia, apprezzandosi e sostenendosi a vicenda e condividendo progetti di vita comuni, un percorso di cambiamento volge al termine. Perché cambiamento, finalmente, fu: stare con sé e accogliersi, sapersi sostenere di fronte alle difficoltà o scegliere di chiedere aiuto quando occorre senza per questo sentirsi un debole o incapace, apprezzarsi sinceramente e incondizionatamente, rispettare i propri desideri – solo per fare qualche esempio. In pratica, la gioia di potersi gustare quegli importanti obiettivi di cambiamento finalmente, e il più delle volte con fatica, raggiunti.

Proprio come in una storia d’amore felice, che non è fatta solo di sorrisi e grandi speranze, ma anche di ostacoli da superare e cose da aggiustare e della responsabilità di scegliere come contribuire a renderla appagante, accogliente, nutriente, sicura.

 

Grazie per aver letto fin qui. Mi piacerebbe sentire la tua! Se sei impegnato in un percorso di cambiamento (non necessariamente terapeutico), o se vorresti intraprenderlo ma poi non lo fai perché hai paura (di cosa?). O, semplicemente, se hai voglia di condividere le tue riflessioni su questo post, un po’ diverso dai soliti: puoi farlo qui, usando lo spazio dei commenti, o se preferisci, scrivermi in privato. Ti aspetto! 

 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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