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Sul perché dovresti concederti il tempo che ti serve

 

Troppo poco tempo per tutte le cose da fare. O troppo lungo quando c'è da aspettare. Un tempo in cui sbrigarsi, da riempire, da sfruttare fino all'ultimo secondo, per non rischiare di sprecarlo, lasciarlo vuoto, senza funzione o meta. Un tempo in cui occorre agire e anche velocemente e dove non c'è spazio per stare, sentire, tentennare. 

Se ti ritrovi nelle miei parole, può darsi che espressioni come Sbrigati, Dai!, Forza!, siano ricorrenti nelle tue frasi: le usi per metter fretta agli altri e a te. Parlano del tuo ritmo veloce, che non ricordi sia stato mai diverso da così e che mantieni anche quando potresti procedere lentamente o dove è il contesto che ti chiede di fermarti.

Probabilmente sei cresciuto in una famiglia in cui hai respirato la modalità di procedere in fretta, senza se e senza ma; in cui non ti era concesso il tempo necessario per vivere le tue emozioni, accogliendole ed elaborandole (o forse non c’era tempo per una emozione in particolare, mentre per le altre sì); dove i problemi andavano archiviati in fretta, sia che fosse stata trovata una soluzione o no; in cui la lentezza era oggetto di critica ed equivaleva al concetto “non sei abbastanza bravo/capace/degno di essere amato”, e dunque, da evitare il più possibile. 

Il modello con cui sei stato trattato corrisponde al modo in cui tratti te stesso oggi, premendo il pedale dell’acceleratore e negandoti la possibilità di concederti il tempo che ti serve per stare esattamente lì dove sei, invece di correre e andare velocemente oltre. 

Può darsi che per te vada bene così, che sbrigarti evitando di stare in contatto con te e con ciò che accade intorno a te, sia proprio quel che vuoi e funziona nella tua vita. Oppure, è possibile che tu stia facendo i conti con le conseguenze della tua fretta, che ti porta a perdere di vista i tuoi desideri mentre viaggi correndo, ad accumulare risultati di cui poi non godi, a sentirti frustrato quando non ottieni tutto subito, a reprimere rabbia e tristezza che tornano poi a farsi vive comunque (crisi di pianto, ansia e tensione, irritabilità costante, stress e disturbi psicosomatici).

E allora, voglio dirti perché, secondo me, dovresti concederti il tempo che ti serve:

  • per stare più in contatto con te stesso, o riscoprirlo qualora ti fossi perso di vista;
  • perché stare in contatto con te ti permette di ascoltare i tuoi bisogni, i segnali del tuo corpo, i tuoi desideri, le tue emozioni;
  • perché ascoltarti e rimanere sintonizzato con te ti dà la possibilità di capire cosa vuoi e quali sono le scelte migliori, le più adatte a te.

Se hai voglia di sperimentare un nuovo modo di gestire il tuo tempo, scegli una giornata in cui concederti un’ora lenta.

Scopri come ci stai, se sei comodo, cosa ti piace di quella lentezza, cosa puoi permetterti grazie ad essa. 

E se ti accorgi di starci a disagio, chiediti cosa ti disturba, osserva come sta reagendo il tuo corpo, senti quali emozioni cercano di emergere.

In ogni caso, avrai la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo su di te e riflettere, se vuoi, su come prenderti cura delle informazioni che avrai intravisto: nessuna perdita di tempo, dunque! Piuttosto, un tempo nuovo al servizio della cura di te. 

 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.