Cosa ho imparato dai miei percorsi di cambiamento (ovvero come loro hanno cambiato me!)

 

Sono tante le cose che amo del mio lavoro, ma credo che la più bella in assoluto sia che ogni incontro mi insegna qualcosa, che va oltre il fare esperienza come psicoterapeuta e diventa una consapevolezza sempre più solida per affrontare la vita con serenità e pienezza.

Oggi voglio raccontarti 3 cose che ho imparato dai percorsi di cambiamento che ho seguito fino ad oggi.

Cose apparentemente scontate e banali, eppure io per prima le ho sottovalutate per anni, almeno finché non ho toccato con mano – nella pratica di ogni giorno – il grande peso che possono esercitare nel-mio-lavoro-fatto-bene, che è quello che interessa a me.

Te le racconto perché sono convinta che ciò che ho messo a fuoco sia applicabile alla vita di tutti i giorni, e forse anche a tutti i lavori – questo magari puoi dirmelo tu: se e come troverai utili gli spunti che sto per condividere con te!

 

Ciò che si rompe si può riparare. E se non è riparabile, si può trasformare.

Un concetto che in teoria funziona benissimo, nella pratica domestica un po’ meno (!) e nella mia quotidianità lavorativa, invece, viene sempre a galla, in un modo o nell’altro. Le persone che arrivano da me sentono che qualcosa nella loro vita non funziona più (o non ha mai funzionato) e vogliono aggiustarla, trasformarla, cambiarla – e il bello di tutto ciò è che c’è sempre una soluzione. A volte non immediata, né veloce, ma c’è.

Ecco, quando vedi realizzarsi nel concreto quello che hai sempre pensato solo in teoria è tutta un’altra storia! Osservare e accompagnare le persone mentre trasformano le loro vite è una esperienza che mi fa ricordare ogni giorno che le cose rotte si possono riparare – eccome! - e che dinanzi a un problema posso dire: ok, cosa posso fare per risolverlo?

È la prospettiva opposta al lasciar perdere, rassegnarsi, lasciar succedere, disperarsi e sentirsi vittima delle circostanze. E che funziona se vuoi trovare un modo per cambiare le cose rotte e difettose, piuttosto che lasciartene sopraffare.


La forza dell'intuito

Il mio intuito è una scoperta che ho fatto mentre facevo pratica per diventare psicoterapeuta e che ho imparato ad affinare nel tempo grazie all’esperienza e a utilizzare sempre più e sempre meglio. Do molto credito alle mie intuizioni mentre ascolto le storie che mi raccontano e osservo quel che succede con le persone che chiedono il mio aiuto. Direi che mi hanno sempre fornito delle informazioni importanti che mi hanno permesso – da quando ho capito che era un vantaggio ascoltarle! – di arrivare dritta al punto, procedere più velocemente, avere una comprensione più ampia e completa della situazione. E non solo nel mio lavoro, ma in tutti gli aspetti della mia vita.

L’intuito è quella spinta interna che ti fa pensare che qualcosa non ti convince, o che ti fa venire in mente una immagine più completa di ciò che vivi o vedi. Prendi quella situazione in cui una persona ti racconta sorridendo che sta benissimo e tu, però, hai il sospetto che non sia così, pur non avendo evidenti segnali di disconferma di quanto dice. Il punto è: che te ne fai di quella intuizione? La verifichi? La lasci andare? E ti sei mai chiesto cosa potresti ottenere o cosa potrebbe succedere se invece la utilizzassi?


Dove finisco io, dove iniziano gli altri

Che equivale a dire: questa responsabilità è mia, quella è sua. Quando ho iniziato a lavorare, tendevo a prendermi più responsabilità di quelle che mi spettavano. Quando alcuni percorsi di cambiamento non procedevano e non portavano a nessun risultato, mi prendevo tutta la responsabilità di quello stallo.  Un po’ come se in quel percorso ci fossi solo io, che in pratica non dovevo più aiutare qualcuno a cambiare, ma pensare io per lui, fare al posto suo, trovare io le sue soluzioni, sperimentare le sue consapevolezze e attuare i suoi cambiamenti. Insomma, una cosa impossibile, ma soprattutto non funzionale né a me né tanto meno a lui: come posso aiutare una persona a sentirsi padrona della propria vita se mi sostituisco a lei?!

Col tempo ho preso sempre più consapevolezza del fatto che c’è un punto in cui finisco io e iniziano gli altri. È il punto in cui si incontrano i nostri intenti e si uniscono le nostre forze e responsabilità, in cui ognuno di noi si impegna a dare il meglio di sé e a contribuire al risultato tanto sperato. Ed è anche il modo in cui rispetto le altre persone e mi fido delle loro capacità di pensare, agire, riuscire, perché – se ti fermi un momento a pensarci – assumersi anche le responsabilità dell’altro non è un modo per svalutare la sua capacità di farcela?


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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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