Come convivere con le scelte sbagliate – seconda puntata

 

Il post che stai leggendo arriva dopo questo, in cui ti racconto perché ho deciso di scriverlo e anche uno dei modi in cui è possibile leggere, e dunque rispondere, alla domanda di un lettore del blog: “come convivere con le scelte sbagliate?”

Ti ho raccontato due cose che puoi iniziare a fare per vivere più serenamente con le tue scelte sbagliate. Oggi, invece, vorrei farti vedere l’altra faccia della medaglia. 

 

La domanda oggetto di questo post mi fa pensare che chi l’ha fatta ritiene che le sue scelte – quelle che reputa sbagliate – siano definitive. Come se, una volta scelto qualcosa, quel capitolo fosse chiuso e non fosse più possibile introdurre alcun cambiamento per modificare la scelta che non ci va più bene.

Probabilmente lo sai già, questo tema mi sta particolarmente a cuore! Non a caso lo trovi alla base della mia missione di psicologa e psicoterapeuta e tra gli aspetti che amo di più del mio lavoro.

 

E così, oggi ti dico che tutto quello che fai nella tua vita, senza neanche accorgertene forse il più delle volte,

è scegliere. Anche quando hai l’impressione di subire la scelta di qualcuno, in realtà ciò che stai facendo è scegliere di subirla (sicuramente per un motivo). E se ritieni di aver fatto una scelta sbagliata e vuoi conviverci, stai scegliendo di farlo e di accettare che quella è la tua scelta definitiva.

 

E fin qui, tutto ok. Il punto però è: hai mai pensato che cambiare idea è possibile, e non c’è nulla di sbagliato nel farlo? E che i motivi per cui scegliamo delle cose nella nostra vita possono variare nel corso della vita stessa?

Se le risposte a queste domande sono NO, allora stai rischiando di svalutare delle possibili alternative a quel che non ti piace (o non più) e che invece è possibile cambiare!

 

Quello che vedo spesso nel mio lavoro è che le persone credono sia più facile rassegnarsi alle scelte infelici piuttosto che fare qualcosa per trasformarle in felici - dove felicità corrisponde a situazioni, luoghi, relazioni, che desiderano, in cui o con cui “si sentono a casa”, e si sentono liberi di essere se stessi – belli, così come sono.

Alcune persone che vivono delle relazioni insoddisfacenti, ad esempio, credono che queste siano conseguenza delle loro scelte sbagliate. Spendono moltissimo tempo e tante energie a dirsi che hanno sbagliato tutto, ma – ahimè - devono farsene una ragione.  

 

In apparenza è così, la rassegnazione è più facile. Ma nella realtà è tutto diverso, perché l’infelicità è di gran lunga più faticosa. La rassegnazione ti spegne, prenderti il potere di scegliere come essere felice ti illumina. E pensa a quanto è difficile camminare al buio, senza la possibilità di vedere dove stai andando e con chi, e se la strada che stai percorrendo è la migliore per te in quel momento.

Le alternative alle relazioni che non ci soddisfano sono tante. Si può osservare e capire cosa non funziona più e tentare di aggiustarla. Si possono negoziare accordi e trovare compromessi. Si possono accettare alcune cose e cambiarne altre. Si possono chiudere e salutare.

 

Quindi, se credi che l’unico modo di gestire le tue scelte sbagliate sia conviverci, chiediti quale idea si nasconde dietro la tua decisione (“vorrei…ma non posso!”) e quale emozione la accompagna (la rassegnazione fa capolino?) prima di proseguire.

 

Momento impegno: individua la "scelta sbagliata" su cui vuoi portare un cambiamento, come un vero attore protagonista (della tua vita!) piuttosto che assistervi come spettatore passivo (e rassegnato).


 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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