Come convivere con le scelte sbagliate – prima puntata

 

Questo è il primo di due post scritti per rispondere a una psico-domanda di un lettore del blog. Mi sono state chieste le istruzioni per convivere con le scelte sbagliate, e mi sono resa conto che un solo post non sarebbe bastato! Non perché ci vogliano tante istruzioni (!) ma perché ci sono almeno due modi di leggere e rispondere a questa domanda.  E allora inizio così.

 

Partiamo dal presupposto che le scelte “sbagliate” con cui dobbiamo “convivere” siano definitive:

non si può tornare indietro, non si può rimediare, non ci sono soluzioni alternative per trasformarle in scelte “giuste” o, perlomeno, renderle meno dolorose.


Sono sbagliate, infatti, in quanto portano con sé emozioni difficili da digerire.

Ansia, ad esempio, perché abbiamo paura di aver intrapreso una strada (leggi anche: relazione, lavoro, etc.) che non fa per noi. Frustrazione, perché ci sentiamo intrappolati in una scelta di cui ci siamo pentiti. Tristezza, perché non vediamo soluzioni alternative o perché con la nostra scelta, abbiamo ferito o perso qualcuno. Rabbia verso noi stessi, perché ci critichiamo per quello che abbiamo scelto (o non scelto) e continuiamo a ripeterci che avremmo dovuto fare altro. Rabbia verso gli altri, perché abbiamo la sensazione di aver scelto cose sbagliate a causa di qualcun altro (per il suo bene, per dimostrargli qualcosa, per stare con lui/lei, e così via).

 

Se ti ritrovi in tutto questo, fermati a leggere. Voglio raccontarti 2 cose che puoi fare per convivere, anzi, per vivere più serenamente, con le scelte di cui ti sei pentito.

 

La prima è imparare a perdonarti. Del resto, se ci pensi un momento, continuare a darti addosso o lasciarti invadere dalle emozioni negative che interferiscono con la tua serenità, non ti ha portato nulla di buono, fino ad oggi! E allora, concentrati su una scelta che ti fa soffrire, e cerca nella tua memoria il motivo che ti ha portato a farla.

Mi viene in mente la storia di T., che ha scelto di fare un lavoro che oggi non le piace: non si sente appagata, si rende conto che quel lavoro non le permette di esprimere il suo talento come vorrebbe e che non soddisfa le sue aspettative e desideri. T. va al lavoro malvolentieri e spesso è il suo corpo a esprimere il suo malessere e la sua frustrazione, attraverso dermatiti e reazioni allergiche.

Ma T. ha scelto il suo lavoro per un motivo: quando l’ha trovato, aveva grosse difficoltà economiche e quel lavoro le ha permesso di risollevarsi e far fronte alle sue principali preoccupazioni.

Forse la storia di T. può esserti utile per individuare anche tu il tuo motivo, quello che ti ha spinto a scegliere ciò che oggi ti sta stretto, ti fa soffrire o non ti fa dormire la notte.

 

C’è un’altra cosa che puoi fare: individuare una cosa positiva della scelta che hai fatto, un beneficio non previsto che ne hai ricavato, o una cosa che, nonostante tutto, ti tiene ancora lì, fermo nella tua scelta al punto da renderla definitiva.  

T., ad esempio, aveva poche amicizie prima di intraprendere quel lavoro e nell’ambiente lavorativo aveva trovato due persone con cui, nel tempo, aveva sviluppato un legame intimo e di fiducia - due veri tesori, insomma!

 

Adesso tocca a te! Ti va di metterti in gioco e provare a dare un’altra faccia alla tua “scelta sbagliata”? E poi, raccontami come è andata scrivendomi una mail, mi farà piacere leggerti! Per il secondo post su questo tema, invece, torna qui la prossima settimana!


 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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