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I desideri che NON fanno la felicità

 

Nelle storie che ascolto, emerge spesso l’illusione che la propria felicità sia legata alla realizzazione di specifici desideri. Se è vero che i nostri desideri contribuiscono a motivarci e guidarci verso la strada più adatta a noi, intrapresa la quale possiamo sentirci appagati e felici, è vero anche che a volte ci ritroviamo a perseguirne alcuni che vanno esattamente nella direzione opposta a quella del nostro benessere – solo che non ce ne accorgiamo.

Voglio raccontarti i desideri che incrocio più frequentemente nel mio lavoro, mentre sono impegnata ad aiutare chi si rivolge a me per sentirsi, finalmente, una persona più felice. Chissà, se i tuoi sono tra questi, in questo post potresti trovare qualche spunto utile a prendere consapevolezza del perché ti ritrovi puntualmente infelice e di quale alternativa hai, invece, per smettere di esserlo.  

 

Cambiare gli altri.

In molti ritengono che la propria felicità dipenda dalle scelte e dai comportamenti di qualcun altro. E così, le cose andranno bene solo quando il capo al lavoro smetterà di trattare male i suoi dipendenti, il proprio partner inizierà a mostrarsi coinvolto nella relazione, i propri genitori abbandoneranno l’abitudine di essere tanto giudicanti ed esigenti. Se l’unico modo per sentirsi felici è che siano gli altri intorno a noi – e non noi - a fare qualcosa di diverso, desiderare di cambiarli si rivela l’unica opzione perseguibile. 

La realtà, però, è che nessuno ha il potere di cambiare qualcun altro. Mentre tutti noi possiamo cambiare noi stessi, le nostre scelte, le reazioni, i comportamenti, e capire cosa noi possiamo e vogliamo fare per sentirci più felici e soddisfatti. Perché su noi stessi sì, che possiamo esercitare un controllo e usare tutto il potere che desideriamo e riteniamo opportuno.

 

La perfezione.

Che nella pratica si traduce in irraggiungibili standard di performance, assenza di errori, risultati umanamente irrealizzabili. Molte persone riescono a dar forma a successi incredibili ma a un prezzo davvero elevato, che a lungo andare faticano a sostenere. Possono essere i migliori professionisti nel loro campo, o figli, partner e amici perfetti, tuttavia sentirsi svuotati, persi, soli, perennemente insoddisfatti: tutt'altro che felici. 

In realtà, la felicità risiede proprio nell'imperfezione. Perché gli errori ci insegnano cose che ancora non sapevamo, di noi stessi o degli altri; perché andiamo bene a prescindere da quel che facciamo e come lo facciamo - anche se non siamo brillantemente impeccabili, anche quando facciamo una scelta che gli altri non approvano, anche se ci fermiamo un momento e arriviamo in ritardo; perché è accettando di essere imperfetti che ci rispettiamo profondamente, così come siamo, con i nostri tempi, modi, limiti, paure, e possiamo sentirci più soddisfatti e felici. 

 

Essere forti, sempre e comunque.

Per molte persone è naturale non lasciare intravedere le proprie emozioni, mostrarsi allegri e felici anche quando si ha il cuore a pezzi, evitare di entrare in contatto con ogni piccola e grande emozione negativa. Si tratta di un modo reagire alle difficoltà in parte inconsapevole e in parte sostenuto dalla credenza che ignorare l’esistenza, dentro di sé, di tristezza, paura o rabbia, tenendole il più lontano possibile dalla propria consapevolezza, garantisca una sufficiente dose di felicità. 

In realtà, è vero il contrario: sono proprio le emozioni, anche quelle spiacevoli, a guidarci verso la felicità, perché ci aiutano a capire di cosa abbiamo bisogno, cosa vogliamo e cosa possiamo fare. Il desiderio di sentirle tutte, consapevolmente, e di imparare a gestirle nel modo migliore sì, invece, che ci fa correre il rischio di sentirci felici!

 

Essere diversi (da quel che si è in realtà).

Ad esempio, nascondendo i propri bisogni per far contenti qualcun altro, o le proprie idee per paura di essere giudicati, o la propria identità sessuale per paura di essere rifiutati: alla base di queste scelte c’è la convinzione che la propria felicità dipenda dall'approvazione altrui. 

Si tratta, però, di una convinzione illusoria, poiché mostrandosi qualcun altro piuttosto che sé stessi, compiacendo gli altri piuttosto che seguire i propri desideri autentici, comportandosi o scegliendo come qualcun altro desidera, anche quando quella scelta non fa per sé; nel migliore dei casi, il risultato che si ottiene è la felicità di qualcun altro, ma di certo non la propria. 

Se vogliamo sentirci liberi e appagati, con noi stessi e anche nelle relazioni con gli altri, è fondamentale concederci il potere di essere come siamo e mostrarci così, autenticamente noi, per muoverci con leggerezza perché finalmente liberi da maschere e sensi di colpa.

 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.