Perché i bambini hanno bisogno di una base sicura?

 

La base sicura è quella che John Bowlby (e i teorici dell’Attaccamento) identifica nella figura di attaccamento, ossia quella persona che si prende cura di un bambino, rappresentando per lui non soltanto chi risponde ai suoi bisogni primari (fame, sete, sonno, pulizia…) ma anche a quelli di affetto e relazione – che definirei altrettanto primari e fondamentali per una esistenza felice.

Avere una base sicura permette ai bambini di sentirsi al sicuro anche quando sono in pericolo. Di esplorare in libertà perché certi della costante disponibilità e sensibilità emotiva della propria figura di attaccamento (generalmente un genitore, più spesso la mamma), di sapere senza esitazione a chi chiedere aiuto nei momenti difficili, quando hanno paura o hanno incontrato un ostacolo che non sanno ancora superare.

 

È grazie alla presenza di una base sicura che i bambini possono sviluppare il senso di sicurezza.

 

In sostanza, all’interno di una relazione di attaccamento sicuro, un bambino si sente amato e protetto e percepisce di poter accedere alla madre liberamente e incondizionatamente, tutte le volte che ne ha bisogno. Grazie a queste condizioni può sviluppare una immagine positiva sia di sé che della sua mamma: accogliente, calda, disponibile Lei, degno di amore, capace, al sicuro Lui.

Nelle relazioni di attaccamento primarie possiamo trovare le radici dell’autostima dei nostri bimbi: è questo il primo luogo in cui si sono potuti sentire accolti o criticati, incoraggiati a fare da soli quando le loro capacità potevano permetterlo o accuditi oltre misura, compresi e accompagnati o diretti senza spiegazioni (e senza emozioni).

 

Quello che vedo spesso nel mio lavoro, quando incontro persone che non hanno avuto una relazione su cui contare, in cui poter esprimere liberamente emozioni e bisogni, a cui potersi affidare, è che generalmente anche i loro genitori a loro volta non hanno avuto una base sicura. E così - mi immagino - se questi genitori potessero parlare, probabilmente domanderebbero: se nessuno lo ha insegnato a me, come posso insegnarlo a mio figlio?


Nulla di più vero: come facciamo a trasmettere qualcosa se non sappiamo neppure in cosa consiste questo qualcosa? Ma insieme a questa grande verità, ne ho anche un'altra.

E cioè che la vita ci regala opportunità di crescita ogni giorno, e noi possiamo scegliere che farne: viverle come problemi, fingere di non vederle, coglierle e usarle. Penso davvero che l’esperienza della genitorialità sia proprio una di queste opportunità!

Un genitore consapevole e desideroso di imparare può cambiare la rotta. E anche la storia delle basi sicure (o insicure?) della sua famiglia!

 

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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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