"Potevo fare di più": come ti impedisci di godere dei tuoi traguardi

 

Come la gran parte delle persone, probabilmente anche tu hai fatto un bilancio dell’anno appena concluso, evidenziando cose belle e brutte che hai fatto, detto, cercato, ottenuto, abbandonato, dimenticato. Quando tiriamo le fila, possiamo osservare gli obiettivi raggiunti (una relazione soddisfacente, un atteggiamento più sereno ed efficace di affrontare le difficoltà quotidiane, un nuovo lavoro, meno ansia dinanzi alle nuove relazioni o situazioni, la scoperta o riscoperta della passione per qualcosa, …) e quelli persi per strada (per stanchezza, mancanza di motivazione, cambiamento di interesse, difficoltà a tenere una direzione, …).

In generale, credo che fermarsi a fare un bilancio sia un modo utile ed efficace per misurare la propria soddisfazione e ricordarsi della propria "strada", capire cosa vogliamo e a cosa aspiriamo. Se abbiamo realizzato qualcosa che desideravamo, ci sentiremo contenti, soddisfatti di noi, felici di proseguire. Essere consapevoli dei traguardi raggiunti, da quello apparentemente più piccolo (come riuscire a godersi una serata con gli amici o un pomeriggio di gioco con il proprio bambino) a quello più grande (come ottenere un lavoro più soddisfacente), ci permette di gioirne, di sentirci capaci, efficienti e sicuri di noi e di godere dei nostri successi e delle nostre risorse. Questo atteggiamento è anche quello che ci aiuta a osservare i desideri e gli obiettivi non realizzati in un modo non critico ma curioso di comprendere, a riflettere sulle difficoltà che abbiamo incontrato e a dare un senso ai motivi per cui li abbiamo persi di vista. Per poter fare meglio o diversamente, o per cambiare strada. È un po’ come dire: “Evviva, sono stato bravo! Vediamo come posso migliorare quello che ancora non mi piace!”

Se quello che ti dici quando nel fare i tuoi bilanci, individui dei traguardi raggiunti, invece, è qualcosa del genere: “Sì, questo l’ho fatto, ma potevo sicuramente fare di più. E meglio”, immagino ti sia difficile godere dei tuoi traguardi. Gli obiettivi che raggiungi sono facili e scontati (attenzione! li stai svalutando?), ed è normale che tu li realizzi (non cogli nessuna emozione collegata al tuo risultato?); dunque, di cosa dovresti gioire?!

Probabilmente sei cresciuto seguendo un modello che ti ha insegnato, attraverso messaggi impliciti ed espliciti ripetuti, che quello che fai o ottieni, per quanto eccellente, non è mai abbastanza per ottenere un riconoscimento.

Fermati a pensare. Come veniva accolto un tuo piccolo o grande successo (un buon voto a scuola, un ruolo che ti piaceva nella recita di natale, la costruzione della torre più alta del mondo…) quando eri bambino? Quali reazioni potevi osservare quando, da adolescente, raggiungevi i tuoi traguardi (scolastici, amicali, amorosi, …)? Hai respirato indifferenza e disinteresse? È lo stesso modo con cui ti tratti oggi?

Il rischio che corri è sentirti costantemente insoddisfatto di te e dei tuoi successi (che, poi, in sostanza, si trasformano in azioni qualunque – un vero peccato!), e di perdere di vista non soltanto ciò di cui puoi essere fiero – quello che hai realizzato e ottenuto – ma anche le tue capacità e competenze, che continuerai a svalutare in modo automatico e inconsapevole. Insomma, lavori moltissimo ma poi non festeggi. Che fregatura!

La buona notizia è che puoi scegliere di trattarti diversamente e imparare a darti riconoscimenti (e non necessariamente quando vinci un trofeo ma anche quando riesci ad azzeccare la cottura dello sformato di patate!): ci avevi pensato?

 

Per iniziare, ti propongo un piccolo esercizio.

  • Individua una cosa che sei stato felice di aver ottenuto da piccolo.
  • Scegli una persona di cui ti fidi e che ti piace, nella tua rete affettiva.
  • Immagina di raccontare a lei il tuo successo.

Cosa avrebbe risposto a te piccino, entusiasta del tuo risultato? La risposta che immagini può darti delle informazioni su ciò di cui hai bisogno e che puoi cambiare oggi. Ti va di condividerla?



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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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