Vietato sentire! Quando in famiglia alcune emozioni sono proibite

 

Le emozioni guidano costantemente e prepotentemente la nostra vita, anche quando non ce ne accorgiamo, anche quando non le sentiamo o siamo convinti che possiamo escluderle dai nostri vissuti. Ne sono fermamente convinta e tanto la vita quotidiana quanto il mio lavoro me lo confermano ogni giorno.

Le emozioni ci danno informazioni preziose, a volte indispensabili, su ciò che è meglio per noi, sulla scelta migliore che possiamo fare, su come è opportuno, sano, saggio comportarsi: sono lo strumento che ci permette di adattarci alla realtà e di trovare il nostro modo di viverci comodi. Ci danno informazioni che spesso non ascoltiamo, perché le svalutiamo (“oggi è un’altra giornata terribile, ma quando passerà questo brutto periodo?”), o le confondiamo (“non so dire come mi sento, non so bene cosa sento…”), o semplicemente perché non abbiamo imparato a individuarle o capirle (“io non sento niente!”). In casi come questi, le emozioni si trasformano in macigni pesantissimi, faticosi da sentire e duri da arginare, che ci rassegniamo a trascinarci dietro.


Quanto più siamo consapevoli delle nostre emozioni,

tanto maggiori sono le alternative che abbiamo rispetto alla manifestazione o meno di queste.

 

Ed essere consapevoli di ciò che sentiamo rappresenta il primo passo non solo per dare un nome a una sensazione, ma anche per valutarla e capire se è coerente con lo stimolo che l’ha provocata o meno.

 

In molte famiglie alcune emozioni sono proibite.

 

Senza neanche rendersene conto, in modo del tutto naturale, infatti, alcuni genitori insegnano ai loro bambini a non sentire determinate emozioni e percezioni.

Ti è mai capitato di usare la frase “Non arrabbiarti!” o “Non piangere!”? Ecco, probabilmente è quello che è stato detto a te quando eri piccino e hai naturalmente manifestato emozioni di rabbia o tristezza. Oppure sei stato criticato o rimproverato in seguito all’espressione di una data emozione.

 

Quello che hai imparato è che quella specifica emozione – l’emozione proibita –

è pericolosa, inopportuna, disapprovata.

 

Crescendo, ti sei perfezionato nell’escluderla dal tuo repertorio emotivo al punto che oggi potresti essere definito, per esempio, uno che non si arrabbia mai (se il messaggio che hai introiettato è “vietato arrabbiarsi”) o che non piange mai (se per te è “vietato essere tristi”), e così via.

 

Così come in ogni famiglia esistono emozioni o categorie di emozioni proibite, vi sono anche quelle incoraggiate. Avendo imparato a sopprimere la consapevolezza di alcune emozioni, un bambino troverà una compensazione nell’espressione di ciò che invece gli è stato permesso, anche quando questa emozione è inadeguata allo stimolo che la suscita.

In una famiglia, ad esempio, potrebbe essere vietata la rabbia ma permessa e incoraggiata la tristezza. Il bambino di questa famiglia imparerà che se si mostra triste riceverà attenzioni, al contrario la rabbia verrà punita, criticata o ignorata. Nel tempo, potrebbe sostituire la tristezza alla rabbia e manifestarla indistintamente, sia in seguito a una perdita o una mancanza (quando cioè è naturale sentirsi tristi), che in risposta a un torto, un sopruso, una ingiustizia (situazioni in cui è naturale arrabbiarsi).

 

Riappropriarsi delle emozioni proibite diventa allora una necessità.

 

Perché si può dare senso, finalmente, a sensazioni confuse e apparentemente inadeguate e mal collocate.

 

Perché le emozioni autentiche guidano scelte autentiche, che tengono conto dei bisogni di chi le sente e le ascolta - e soddisfare i propri bisogni (non desideri, ma bisogni!) regala un senso di appagamento, pienezza, completezza e riduce le possibilità di sentirsi vuoti, frustrati, insicuri.

 

Perché essere liberi di sentire significa essere liberi di scegliere come agire, piuttosto che sentirsi sopraffatti dagli altri e dagli eventi e impotenti di fronte alle situazioni della nostra vita lavorativa, amorosa, familiare.

 

Anche a te quando eri piccolo non era permesso sperimentare una data emozione? Qual è la tua emozione proibita? Se non l'hai già individuata mentre leggevi questo post, ti lascio due spunti che possono aiutarti a capire qualcosa in più di te:

  • Quale emozione fatichi a comprendere o accogliere quando la vedi negli altri o gli altri te la raccontano?
  • Quale emozione tendi a criticare o minimizzare quando qualcuno la manifesta?

Rifletterci su può essere complicato ma può essere anche il primo passo per dare senso a un disagio che, probabilmente, dipende da un divieto che hai fatto tuo e creduto vero e leggittimo per moltissimo tempo.



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Sono Liria Valenti, psicologa e psicoterapeuta.

 

Mi piace accompagnare le persone in percorsi di cambiamento,

aiutandole a sentirsi padrone della loro vita e a fare scelte consapevoli e felici. Del mio lavoro amo: ascoltare, (ri)costruire, emozionarmi.




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